Tasse e Fisco, dal 2010 paghiamo sempre di più: tartassati con 29mld in più

18 aprile 2016 ore 15:27, Luca Lippi
La Cgia di Mestre fa il conto della serva che alla fine è sempre il più utile quando si parla di Fisco, le tasse non sono una filosofia, la pressione si sente e matematicamente si rileva con semplicissime operazioni matematiche. Se le tasse aumentano il reddito diinuisce, parimanti se il potere di acquisto del reddito pur rimanendo stabile diminuisce la pressione del fisco pur non variando, aumenta. In ultimo, se i redditi diminuiscono ma non diminuisce parimenti la pressione fiscale il risultato è che la pressione fiscale aumenta. 
Stabilito che non serve un master in economia per stabilire la “presenza fiscale” sulle teste dei contribuenti, passando oltre le iperboli dialettiche di chi vuol fra credere che la matematica è un’opinione, facciamo nostro lo studio della Cga di Mester per rilevare che il Fisco ha spennato ulteriormente gli italiani, e non è affatto diminuito.

Tasse e Fisco, dal 2010 paghiamo sempre di più: tartassati con 29mld in più

La Cga di Mestre ci dice che nonostante la crisi le tasse per i contribuenti italiani sono cresciute negli ultimi sei anni. Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi dell’associazione, dal 2010 le imposte nazionali, al netto del bonus Renzi, sono salite del 6,1 per cento. 
Ancora più marcato è stato l’aumento delle imposte locali (+8%). In valore assoluto le imposte nazionali (come l’Irpef, l’Iva, l’Ires, etc.) sono aumentate di 21,6 miliardi e quelle locali (Imu, Irap, addizionali comunali e regionali Irpef, etc.) di 7,7 miliardi di euro. 
Quindi in questi ultimi 6 anni di grave crisi economica le imprese e le famiglie italiane hanno dovuto sostenere uno sforzo fiscale aggiuntivo di ben 29,3 miliardi di euro.
L’Ufficio studi della CGIA osserva che la composizione del gettito per livello di Governo è rimasta pressoché la stessa. Su un importo totale delle entrate tributarie pari a 483,2 miliardi di euro (anno 2015 al netto del bonus Renzi) il 21,6 per cento è finito nelle casse di Regioni e Comuni (104,4 miliardi di euro), mentre il 78,4 per cento lo ha incassato l’erario (378,8 miliardi di euro). Rispetto a 5 anni prima, la situazione non ha subito grossi cambiamenti. In altre parole, la stragrande maggioranza delle nostre tasse finisce al “centro”, sebbene la gran parte delle spese siano ormai “consumate” in periferia.
Tra le principali tasse locali, solo l’Irap (-4,2 miliardi pari a una variazione del -13 per cento) ha subito una contrazione abbastanza decisa: tutte le altre, invece, hanno registrato un netto aumento. Tra il 2010 e il 2015 l’addizionale regionale Irpef è aumentata di 3,1 miliardi di euro (+39 per cento). L’anno scorso nelle casse dei governatori sono finiti ben 11,3 miliardi di euro. L’addizionale comunale Irpef è aumentata di 1,4 miliardi (+51 per cento): nel 2015 questa imposta ha garantito ai Sindaci un gettito di ben 4,3 miliardi di euro. Ma l’imposta che ha subito l’incremento più sensibile è stata quella sugli immobili. Se nel 2010 l’Ici consentì ai primi cittadini di incamerare 9,6 miliardi, nel 2015 i Sindaci con l’Imu e la Tasi hanno incassato ben 21,3 miliardi (variazione in termini assoluti pari a +11,6 miliardi che corrispondono ad una variazione del +120 per cento).
Questa è matematica elementare, del resto se non si parte dalle basi come si può parlare di “riforme” buone?

autore / Luca Lippi
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