A Doha il vertice è un flop, il petrolio va a picco e l'Opec traballa

18 aprile 2016 ore 21:50, Andrea Barcariol
Gli effetti si sono fatti subito sentire. Il mancato accordo fra i produttori riuniti ieri a Doha ha fatto crollare il prezzo del petrolio. C'erano grande aspettative su un incontro che metteva insieme al tavolo, dopo 15 anni, i maggiori Paesi produttori. Gli arabi, d’intesa coi russi, con cui si contendono il primato mondiale di estrazione di petrolio, avevano proposto di congelare sino a ottobre la produzione tenendo come riferimento i livelli d’inizio anno allo scopo di stabilizzare i prezzi scesi da tempo a livelli inaccettabili per i Paesi esportatori. L'Iran però si è messa di traverso ponendo ha una condizione vincolante: il ritorno, senza alcun vincolo, ai livelli di produzione del periodo precedente le sanzioni, terminate pochi mesi fa (da quel momento Teheran ha accelerato a circa 3,3 milioni di barili al giorno e ha promesso di raggiungere i 4 milioni). Una richiesta totalmente contraria alla politica dell'Opec che sta progettando una riduzione «ragionevole» della produzione (il taglio di 1-2 milioni di barili al giorno). Quando è stato chiaro che Teheran non avrebbe cambiato idea, i sauditi hanno staccato la spina a qualsiasi possibilità di intesa, mettendo in grande difficoltà l'Opec il cui potere sta costantemente diminuendo perché non rappresenta Paesi come Russia, Stati Uniti e Cina che stanno aumentando la propria produzione, oltre che la propria influenza.

A Doha il vertice è un flop, il petrolio va a picco e l'Opec traballa
Molti esperti temono una reazione nervosa degli investitori col rischio di forti vendite sul mercato. Venerdì la sola previsione di un possibile esito negativo dell’incontro aveva fatto cadere i listini del 3% (attorno ai 40 dollari al barile) dopo settimane di rialzi costanti. Tanti analisti, però, concordavano nel sostenere che qualsiasi accordo fosse stato raggiunto a Doha avrebbe avuto scarso impatto sulle forniture effettive di greggio perché la maggior parte dei partecipanti al vertice, a cominciare da arabi e russi, sta già pompando da mesi al massimo delle capacità.
La produzione giornaliera della Russia equivaleva al secondo massimo mai registrato e un accordo per un vincolo pari a livelli simili non avrebbe fatto molta differenza in termini di offerta mondiale. Ormai, grazie alla rivoluzione dello shale, gli Stati Uniti sono diventati un player decisivo per i mercati globali. Quest’anno la produzione locale ha iniziato a calare e l’International Energy Agency (Iea) stima che l’output non-Opec complessivo crollerà di 700 mila barili al giorno.
Per quanto riguarda l'Italia, oggi esistono 1.010 pozzi produttivi di cui 615 in terraferma in 88 concessioni e 395 a mare in 45 concessioni. Inutile dire che la stragrande maggioranza del petrolio viene importato (93%).
In Italia oggi esistono 1.010 pozzi produttivi di cui 615 in terraferma in 88 concessioni e 395 a mare in 45 concessioni. - See more at: http://www.petrolioegas.it/in-italia/i-pozzi-in-italia/#sthash.hf9RPLql.dpuf
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