Putin show. Nervi d'acciaio e battute al piombo: "Turchia lecca gli Usa?"

18 dicembre 2015 ore 8:12, Americo Mascarucci
Putin show. Nervi d'acciaio e battute al piombo: 'Turchia lecca gli Usa?'
E' un Vladimir Putin insolito quello che è andato in scena nella conferenza stampa di fine anno. 
Il presidente russo ha scelto l'ironia per affrontare i temi più spinosi, soprattutto di politica estera, senza però nascondere il suo piglio decisionista e per nulla accondiscendente verso chi cerca di ostacolare le azioni militari russe anti Isis in Siria. 
Insomma battute al vetriolo condite con i toni minacciosi e gli ultimatum più o meno espliciti nei confronti di "amici" e nemici.
Naturalmente non poteva mancare una domanda sulla crisi fra Russia e Turchia in seguito all'abbattimento dell'aereo russo nella zona di confine tra Turchia e Siria. 
"Forse Ankara voleva fare cosa gradita agli Usa" ha attaccato il presidente russo "dare una leccata in quel posto ad Obama".
Poi però dall'ironia è passato alla critica dura e alle minacce esplicite nei confronti di Erdogan. "La Russia - ha detto Putin - ha perfezionato il suo sistema di difesa aerea in Siria e ora provi la Turchia a volare nello spazio aereo siriano come ha sempre fatto in passato con sistematiche violazioni".
Accuse pesanti che tuttavia non si sono fermate alle minacce. 
"Quello della Turchia è stato un gesto di ostilità" ha rincarato la dose l'uomo del Cremlino che proprio non ci sta a dimenticare l'onta subita  e rilancia: "l'abbattimento del nostro jet è stato un atto ostile. Si fosse trattato di un incidente, come i turchi dicono, uno si sarebbe aspettato delle scuse: invece sono andati dalla Nato". 

Altro che ironia! Putin non esclude che effettivamente l'abbattimento dell'areo russo sia stato appositamente voluto da Erdogan per compiacere gli Stati Uniti. Una domanda di un giornalista è rivolta proprio a chiarire questo aspetto:  "Lei mi ha chiesto se è possibile che una terza parte sia coinvolta nell'abbattimento del jet russo - ha risposto il presidente - Capisco la sua allusione. Noi non lo sappiamo. Ma se qualcuno nella leadership turca ha deciso di compiacere gli americani, io non se se quello che hanno fatto sia giusto o no. Io non so assolutamente se gli americani hanno bisogno di questo o no". 
Come dire: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. 
Con gli Usa dunque è scontro aperto? Putin corregge il tiro e tende la mano ad Obama per dirimere insieme la crisi siriana. 
"Sosteniamo gli Usa nella stesura di una risoluzione Onu sulla Siria, dopo aver studiato il progetto forse anche il governo e le autorità siriane saranno d'accordo".
Accordo fatto dunque? No, perché subito dopo Putin pone dei paletti ai progetti americani:  "Non accetteremo mai - ha precisato - che qualcuno dall'esterno possa decidere chi deve governare. E' per noi un principio, deve decidere solo il popolo siriano chi lo deve governare". In pratica una difesa di Bashar Al Assad che gli americani vorrebbero fuori dai giochi, inserendo nella risoluzione Onu l'obbligo per lui e per i suoi fedelissimi di lasciare il potere e il divieto tassativo di candidarsi alle elezioni. 
Poi l'affondo su Erdogan e la sua politica interna: "Sta islamizzando la Turchia con un islamizzazione strisciante, il povero Ataturk si rivolterà nella tomba". Già, Ataturk, tanto vicino alla Russia quanto Erdogan vi sta lontano. 

In Usa poi ci saranno le elezioni presidenziali nel novembre del 2016 e Putin non rinuncia ad esprimere una preferenza per il Repubblicano Donald Trump. "E' una persona vivace e talentuosa, senza alcun dubbio - ha detto -. Non spetta a noi valutare i suoi vantaggi, ma è un leader assoluto della campagna presidenziale".
Chissà se l'assist di Putin farà guadagnare consensi a Trump, o conoscendo gli americani, rappresenterà il classico "bacio della morte"?

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