Sanità in crisi e molti ritardi: troppo vecchio il 50% delle apparecchiature

18 dicembre 2015 ore 8:06, Andrea Barcariol

Sanità in crisi e molti ritardi: troppo vecchio il 50% delle apparecchiature
Il ritardo nel settore della Sanità italiana passa anche per l'utilizzo di attrezzature troppo vecchie. E' quanto emerge da un'indagine condotta dal Centro Studi Assobiomedica nel nostro Paese sono oltre 6 mila le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, che hanno superato in modo evidente la soglia di adeguatezza tecnologica attestata tra i 5 e i 7 anni. "L'indagine oltre a confermare il persistere di una grave situazione di invecchiamento del parco installato negli ospedali  registra un aggravamento del gap tecnologico con il risultato che l'Italia ha perso posizioni rispetto al ranking europeo dell'Ue 27 - spiega Marco Campione, Presidente dell'Associazione Elettromedicali di Assobiomedica - Il nostro Paese, rispetto all'Europa di riferimento, esistono troppe apparecchiature per abitante, troppo vecchie e troppo poco utilizzate. E' urgente investire in innovazione di qualità, anche per mezzo della dismissione di tecnologie obsolete".


Sanità in crisi e molti ritardi: troppo vecchio il 50% delle apparecchiature
Particolarmente grave è lo stato di vetustà delle apparecchiature radiologiche come i mammografi convenzionali e telecomandati, come Pet (tomografia a emissione di positroni) , Rmn ( risonanza magnetica) e Tc (Tomografia computerizzata) che hanno visto un peggioramento dello stato di obsolescenza rispetto agli anni passati. Nello studio si evidenzia che hanno un'età superiore ai 10 anni il 72% dei mammografi convenzionali, il 76% dei sistemi radiografici fissi convenzionali, il 66% delle unità mobili radiografiche analogiche e il 60% dei sistemi telecomandati convenzionali.
Un gap assolutamente da colmare in quanto è proprio grazie alla diagnosi precoce effettuata con queste apparecchiature che è possibile scorgere i primi segnali di malattia. Un investimento che nel lungo termine porterebbe anche a un notevole risparmio sul piano dei costi di assistenza al malato. "Uno degli aspetti più gravi - ha concluso Campione - è che oggi il 50% delle apparecchiature radiologiche è ancora convenzionale, quando 20 anni fa la radiologia ha assistito a una grande rivoluzione tecnologica col passaggio dall'analogico al digitale, che ha consentito una migliore capacità diagnostica, la riduzione dei tempi di esecuzione dell'esame e il contenimento dei costi".



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