Mario Dondero raccontato da Mario Dondero: cos'è il foto-giornalismo (VIDEO)

18 dicembre 2015 ore 10:35, intelligo
Mario Dondero raccontato da Mario Dondero: cos'è il foto-giornalismo (VIDEO)
Milano e i “Jamaicani”: sono le coordinate che hanno segnato un pezzo importante della vita di Mario Dondero, il grande fotografo e reporter morto nei giorni scorsi a Fermo. I “Jamaicani” erano quelli che frequentavano il famoso bar milanese “Jamaica” e non erano certo “quelli” comuni, perché insieme a Dondero c’erano personalità del mondo della cultura del calibro di Camilla Cederna, Ugo Mulas, Luciano Bianciardi e Giulia Niccolai. L’altra coordinata fondamentale nella vita e nella produzione artistica del fotoreporter, è Parigi. E’ qui che Dondero vive a partire dal 1955 ed è qui che avvia una collaborazione con prestigiose testate tra le quali Le Monde, Le Nouvel Observateur, Daily Herald, L’Illustrazione Italiana e L'Espresso. Nella ville lumière ha frequentazioni con intellettuali e scrittori di livello come Daniel Pennac, Roland Topor e Claude Mauriac. E non è un caso che uno dei suoi scatti più celebri, finito sulle stampe e sui giornali di mezzo mondo, sia stato il “ritratto” degli scrittori del “Nouveau roman” davanti alla sede delle Editions de Minuit. In quella foto compaiono Nathalie Sarraute, Samuel Beckett, Alain Robbe-Grillet, Claude Mauriac, Claude Simon, Jérôme Lindon, Robert Pinget, Claude Ollier. Una vita intensa quella di Mario Dondero che lui stesso ripercorre in una sorta di viaggio a ritroso in un’intervista “catturata” da Intelligonews su Youtube e risalente al 2014 in occasione della presentazione del suo libro “Lo scatto umano”: una sorta di “testamento” professionale nel quale Dondero parla della sua professione e di cosa è uno scatto, di cosa racconta una foto: “Considero il giornalismo un motore fondamentale delle relazioni umane”. Dondero è stato un antesignano del foto-giornalismo che considerava una “branca specialistica della fotografia e del giornalismo” perché “la foto giornalistica va pensata e vissuta e ci si forma sul campo, è un mestiere che si impara”. Per Dondero una cosa fondamentale nella narrazione fotografica che diventa testimonianza di quel momento in cui si fissa la realtà, ciò che di specifico sta accadendo, è “l’immaginazione che è la materia prima. Contano le idee e le immagini contengono la conoscenza delle cose della vita”. Nei suoi numerosi viaggi di lavoro e di conoscenza, Dondero cita la Spagna ma non solo per dire che il suo interesse alle cose della vita e del mondo ha “sempre avuto un approccio che potremmo chiamare socio-politico-antropologico. Ho sempre pensato che alla fotografia come documento, denuncia, incursione per raccontare ciò che accade. Una foto può andare al di là di quello che si narra mediamente con la penna perché è qualcosa di più incontrovertibile”. Un testimone “prezioso” consegnato nelle mani dei giovani fotoreporter. 




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