Appropriazione indebita, dopo il parroco indagato il vescovo. Il "censore" Mogavero ora si difende

18 dicembre 2015 ore 10:58, Americo Mascarucci
Appropriazione indebita, dopo il parroco indagato il vescovo. Il 'censore' Mogavero ora si difende
Chissà se Papa Francesco saprà essere "misericordioso" anche con lui? 
Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ex sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e commissario Cei per le migrazioni, esponente dell'ala più progressista dei vescovi italiani è indagato dalla Procura di Marsala con l'accusa di appropriazione indebita. Secondo gli inquirenti che lo hanno già interrogato, si sarebbe appropriato di 180mila euro della Curia, soldi che avrebbe fatto transitare sul proprio conto corrente attraverso bonifici e assegni tratti dai conti intestati alla Diocesi di Mazara. Con lui è indagato anche l'ex economo della diocesi, don Franco Caruso, cui si contestano i reati di appropriazione indebita e malversazione.
Accuse ovviamente tutte da dimostrare anche perché va detto che il vescovo non rinnovò proprio don Caruso nell'incarico di economo generale dopo aver accertato  che la Curia, fino al 2008 con i conti in attivo, sotto la sua gestione aveva accumulato debiti per 5 milioni e mezzo di euro.
" I fatti sui quali monsignor Domenico Mogavero è stato chiamato a rispondere sono risalenti agli anni 2010-2011 e attengono ad anomalie nella gestione dell'economato della Curia rilevate e denunciate alla Procura dallo stesso vescovo lo scorso anno", spiega l'avvocato Stefano Pellegrino, legale del prelato. In pratica Mogavero sarebbe finito sotto inchiesta dopo aver lui stesso presentato un esposto alla Procura chiedendo di verificare presunte irregolarità commesse nella gestione della Diocesi. Per questo è necessario lasciar lavorare la magistratura e soprattutto evitare che si facciano processi mediatici o si anticipino sentenze di condanna tutt'altro che scontate. 
"Al primo sospetto di irregolarità gestionale del servizio economato della Diocesi, Mogavero provvide ad incaricare due consulenti fiduciari per verificare la corretta applicazione della normativa canonistica e concordataria nella gestione della Diocesi, nonché accertare la regolarità della redazione dei rendiconti e dei finanziamenti della Cei - ha spiegato l'avvocato - Poiché dalle citate relazioni si evidenziarono condotte che avrebbero potuto integrare estremi di reato, il vescovo ritenne opportuno trasmettere alla Procura della Repubblica la consulenza dei dottori Roberto Ciaccio e Gianfranco Sciamone, manifestando la propria volontà querelatoria e chiedendo, al contempo, di essere sentito dal Procuratore della Repubblica". 
Incredibilmente poi Mogavero è lo stesso prelato che Benedetto XVI inviò a Trapani per verificare la condotta dell'ex vescovo Francesco Miccichè accusato di aver dissipato le finanze della Curia in operazioni poco trasparenti. Mogavero svolse un'accurata indagine contabile e alla fine consegnò al Papa una dettagliata relazione che in pratica non lasciava scampo al collega in quanto a responsabilità dirette negli ammanchi della diocesi trapanese. 
Dicevamo di Francesco. E' innegabile che le accuse mosse a Mogavero sono tutte da dimostrare, ma va detto che Bergoglio non si è mai limitato ad attendere i pronunciamenti giudiziari prima di adottare provvedimenti nei confronti di vescovi sotto inchiesta. Anzi, il giudizio di Francesco è arrivato molto prima di quello della Giustizia perché, a detta del Papa, un pastore deve essere al di sopra di ogni sospetto. E qui in questa vicenda i sospetti non mancano. 
Ma Mogavero è anche uno dei prelati italiani più vicini al nuovo corso bergogliano, anzi sotto certi punti di vista è anche oltre, avendo manifestato pubblicamente la necessità di riammettere i divorziarti risposati all'Eucaristia e di accogliere le coppie gay nella Chiesa senza escludere la possibilità di studiare e attuare forme canoniche di riconoscimento. Un bergogliano puro, per altro in prima linea sul tema dell'accoglienza ai rifugiati. E allora ci sarà quella "misericordia" negata ad altri vescovi che si sono visti commissariati e rimossi al primo sospetto?

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