Dalla lotta di classe alla lotta di Capitale: l'Unione Bancaria e il Bail-in avanzano

18 dicembre 2015 ore 16:08, Luca Lippi
Dalla lotta di classe alla lotta di Capitale: l'Unione Bancaria e il Bail-in avanzano
Si è sentito parlare tanto dell’Unione Bancaria e soprattutto del bail-in, in esso contenuta insieme ad altro, tuttavia pochi, o quasi nessuno, tecnicamente sa di cosa si parla e quindi cercheremo di spiegare in sintesi e con un linguaggio comprensibile cos’è. L'unione bancaria è un sistema di vigilanza e di risoluzione delle crisi nel settore bancario che opera in base a norme a livello dell'UE. L’obiettivo è garantire che il settore bancario nella zona euro, e nell'UE in senso lato, sia sicuro e affidabile e che le banche insolvibili siano soggette a risoluzione senza ricorrere al denaro dei contribuenti e con il minimo impatto sull'economia reale. Da sottolineare che con la frase “senza ricorrere al denaro dei contribuenti” significa non ricorrere al salvataggio con danaro pubblico, e quindi (per esclusione) farlo col denaro della banca stessa e di chi ha deciso di esserne cliente. All'unione bancaria appartengono i Paesi della zona euro e gli Stati membri dell'UE che hanno scelto di parteciparvi, così come i Paesi che adotteranno l'euro in futuro. I Paesi che non fanno parte della zona euro possono aderire mediante un accordo di stretta cooperazione. I principali obiettivi dell’unione bancaria sono:
-garantire la solidità delle banche e la loro capacità di superare in futuro eventuali crisi finanziarie
-evitare situazioni in cui il denaro dei contribuenti è utilizzato per salvare banche in dissesto
-ridurre la frammentazione del mercato armonizzando le norme che regolano il settore finanziario
-rafforzare la stabilità finanziaria nella zona euro e nell'insieme dell'UE.
L’Unione Bancaria è uno dei quattro pilastri della politica finanziaria dell’euro, insieme a quello fiscale, economico e politico. E’ un progetto avviato dall’ Unione Europea nel 2010 relativo a sistemi di vigilanza e ristrutturazione delle banche per la stabilità finanziaria della zona euro. Nasce dopo la crisi innescata negli Stati Uniti dai mutui subprime nel 2007 e si basa su un corpus unico di norme che comprende un Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) e un sistema di garanzia dei depositi accentrato a livello europeo, la cui supervisione è affidata alla Banca Centrale Europea (BCE) attraverso un meccanismo di vigilanza unico (SSM). Il percorso, lungo e complesso, per portare a compimento questa riforma che è necessaria e sufficiente e che doveva essere compiuta prima che fosse adottata la moneta unica (ma inutile affrontare questo discorso ormai trito e ritrito) ha dovuto soggiacere a una tabella di marcia piuttosto lenta e rigida. Dall’istituzione del Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (SEVIF) nel 2010, l'obiettivo generale del legislatore europeo nel progetto dell’Unione Bancaria è quello di evitare nuove crisi della zona euro, di spezzare il legame fra le crisi finanziarie e quelle dei debiti sovrani e di ricostruire la fiducia degli investitori nel settore bancario. Si basa fondamentalmente su tre pilastri: il Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM) entrato in vigore nel 2013 ma operativo da novembre 2014, il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) che entrerà in vigore nel 2016 (dentro c’è il funerale del bail-out e la nascita del bail-in) e il Fondo Unico di Risoluzione (SRF) che dopo una fase transitoria, a partire dal 1 gennaio 2015, sarà a regime dal 2025.

Il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) che entrerà in vigore nel 2016 (leggi bail-in) anziché risolvere il problema, sta generando il panico nel senso che, dopo quanto avvenuto col dissesto di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, i risparmiatori sono indotti a togliere i propri soldi dai forzieri delle banche (anche quelle in apparenza solide) procurando un comprensibile rischio per il sistema invece di consolidarne la consistenza. Il recente decreto “Salva-banche” del governo, che ha mandato in fumo 728 milioni di euro di obbligazioni subordinate appartenenti a migliaia di risparmiatori, non sarebbe che un assaggio di ciò che verrà, e considerando che in circolo ci sono 60miliardi di obbligazioni subordinate sottoscritte, non è biasimabile il terrore dei risparmiatori di questi ultimi giorni. Vedendo il male da una riforma che dovrebbe essere funzionale e migliorativa allora la domanda sorge spontanea: ma non sarà che dietro l’Unione Bancaria si stia inserendo una nuova strategia finalizzata (non sarebbe la prima e neanche l’ultima volta) di favorire alcuni paesi a scapito di altri?

Facciamo un ragionamento, secondo la legge di Gresham, “la moneta cattiva scaccia la moneta buona”, la crisi di debito è diretta conseguenza della moneta debito; quando il denaro diventa debito stesso (e non già mezzo di estinzione del debito, come la moneta sonante, oro e argento), prima o poi il sistema monetario stesso collassa. La gente è alla ricerca di uno stabile mezzo di riserva di valore nel tempo, o, in altri termini, è alla ricerca di una cosa che soddisfi l’inesorabile bisogno di trovare il più tesorizzabile asset possibile, in questo modo liquida velocemente quello che non è buono spostandosi su qualcosa di più sicuro e duraturo nel tempo. In questo modo oltre provocare stasi nel mercato, si verifica anche l’accentramento del capitale. Questo è stato capito (sembra) dal sistema bancario europeo che sta operando la stessa strategia di accentramento ma a livello macro. Nel capitalismo, la tendenza è quella di accentrare capitali già formati su un capitale unico privando dell’autonomia tanti piccoli capitalisti, in sostanza, è l’uscita dal mercato del capitale piccolo o debole. A questo processo la politica non è estranea e quindi ecco configurarsi “la riforma”, spesso esaminata e votata da rappresentanti del popolo che non sono in grado di individuare simili sottigliezze o più spesso ne sono attori inconsapevoli.

Impossibile non leggere negli eventi degli ultimi mesi una drammatica conferma  di quanto sospettato o sospettabile. a partire dai niet della Commissione Europea alla richiesta italiana di poter creare una bad bank su cui scaricare le perdite delle banche, evitando così una crisi bancaria sempre più probabile; alla proposta di Schäuble di “pesare” i titoli di Stato in pancia alle banche diversamente a seconda della loro nazionalità, col risultato di svalutare automaticamente le banche dei paesi europei più deboli; al crescente peso degli operatori stranieri nei sistemi bancari dei paesi periferici; fino alla recente vicenda delle quattro banche italiane salvate a spese dei risparmiatori. Si evidenzia il sospetto che l’Ue stia espropriando capitale dalla debole Europa del Sud in favore del capitalista più solido e decisivo dell’Europa del Nord. Non possiamo ignorare che dal 2008 sono scomparsi più di 1000 istituti di credito europei (cifre rilevabili dal rapporto sulle strutture finanziarie della Bce) Il rapporto rivela anche che il 69% del sistema bancario è oggi concentrato fra Austria, Francia, Germania e Italia. Il prossimo passo sarà la creazione del Mercato Unico dei capitali dove assisteremo alla definitiva dissoluzione del rapporto che lega i singoli paesi europei alle loro banche; in sostanza non sarà più il sistema bancario a sostenere l’impresa ma direttamente il mercato dei capitali. In conclusione, le autorità europee stanno semplicemente consolidando il capitale delle grandi banche internazionali delle quali si potrà finalmente dire “troppo grandi per fallire” e, guarda il caso, sempre più localizzate in Germania da dove parte l’austerity responsabile della crisi degli ultimi dieci anni. Il buon Marx avrebbe parlato di lotta di classe a buon bisogno. 

autore / Luca Lippi
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