La disoccupazione nasce in famiglia

18 febbraio 2013 ore 12:24, Vincenzo Bassi
La disoccupazione nasce in famiglia
Incremento della natalità e sfida educativa sono al centro di un sistema economico che possa considerare la famiglia motore propulsivo
. Ma anche la "qualità del capitale umano" ha il suo peso. Il ragionamento è semplice. Senza un costo del lavoro maggiormente concorrenziale inutile affrontare questi discorsi. Due gli interventi urgenti: minori costi per la previdenza e minori tributi sul lavoro. Eppure non bastano dei buoni fondamentali economici (risorse produttive, mercato dei consumi, tecnologia e innovazione): il Paese ha bisogno di capitale umano formato ed educato a lavorare insieme agli altri. In questo senso non aiuta la tendenza al figlio unico, che non essendo cresciuto insieme a fratelli, non è, in linea di principio, abituato a dividere spazi con altri. E qui entra in gioco la famiglia – famiglia che garantisce inequivocabilmente la "produzione" e l’"educazione" del capitale umano. Pertanto, occorre mettere in condizione la famiglia di esprimere al massimo tutte le sue potenzialità, assumendosi così le proprie responsabilità nei confronti della comunità. Si potrà tentare in questo modo di invertire il trend demografico in senso positivo, e ciò è necessario se si vuole assicurare la sostenibilità del sistema previdenziale e quindi diminuire il peso contributivo sul costo del lavoro. Ma non solo. Poiché la famiglia naturalmente assiste i suoi membri, si può sperare, rafforzando la famiglia, di diminuire il fabbisogno pubblico di servizi sociali, e questo effetto virtuoso inciderà certamente e positivamente sulle casse erariali. Infatti, così, potrà diminuire il peso dei tributi senza risparmiare sulla qualità delle prestazioni sanitarie pubbliche. Tuttavia, il sistema Paese risolverà i suoi problemi di competitività, salvaguardando non solo la quantità, ma anche la qualità dei suoi cittadini. Valori come la generosità, la gratuità, la responsabilità e il senso del sacrificio sono valori fondamentali per una comunità e per il suo sviluppo economico; e siccome questi valori si imparano innanzitutto nella famiglia, è chiaro che per aumentare la qualità del capitale umano occorre esaltare l’unicità e la specificità della famiglia come “ente educativo”. Investire nella famiglia significa investire nella capacità di una comunità. Le forze giovani di qualità ne garantiranno il futuro e ciò a vantaggio della competitività.
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