C. Clini: "Sull’ambiente troppi comitati del no"

18 febbraio 2013 ore 12:41, Marta Moriconi
C. Clini: 'Sull’ambiente troppi comitati del no'
La sua ricetta anticrisi è la green economy. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini spiega perchè nell'intervista a Intelligonews e mette in guardia dall'integralismo ambientalista.
«Durante la mia attività da ministro ho trovato sempre il pieno sostegno della presidenza del Consiglio». E non solo quello del suo premier, Monti. Diverse sono le liste elettorali che hanno fatto propria l’agenda proposta dal Ministro dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini. Una figura “tecnica” che tornerà a guidare la Direzione generale di sviluppo sostenibile, Clima ed energia del Ministero presieduto. E mentre si prepara a lasciare si dice molto preoccupato dalle troppe conflittualità intorno alle politiche ambientali e critico contro quei «comitati e professionisti della contestazione ad ogni costo». Come commenta la decisione del Tar del Lazio di sospendere fino a giugno il suo decreto per evitare un'emergenza come quella verificatasi a Napoli negli anni scorsi ? «Quella del Tar è una decisione incomprensibile. Per evitare il conferimento di rifiuti non trattati nella ormai satura discarica di Malagrotta, il Ministero dell’Ambiente ha promosso la piena utilizzazione degli impianti nella Regione Lazio per il trattamento meccanico biologico (TMB) e per il recupero energetico dei rifiuti, con il decreto del 7 gennaio 2013. Il provvedimento ha individuato gli impianti di TMB e quelli per la valorizzazione energetica dei rifiuti utilizzabili sulla base della capacità residua comunicata ufficialmente dalla Regione Lazio il 24 dicembre 2012». Poi cosa è successo? «A causa della contestazione dei dati della Regione da parte delle provincie di Frosinone, Latina e Viterbo, il Ministro dell’Ambiente ha disposto un accertamento da parte del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE) per accertare l’effettiva capacità degli impianti ed il loro funzionamento. Con un rapporto del 1 febbraio 2013, i NOE hanno confermato che, nel 2012, tutti gli impianti di TMB sono stati sottoutilizzati. E faccio presente che gli accertamenti svolti dal NOE, che è un organo di polizia giudiziaria, possono essere contestati solo attraverso una querela di falso. I dati sono chiari e pubblici. Sulla base dei dati, l’unica possibilità che Roma sia autosufficiente - come ritiene il TAR - sta nella continuazione del conferimento di rifiuti non trattati a Malagrotta. Non posso credere che il TAR abbia consapevolmente deliberato di proseguire in una pratica sanzionata da una procedura di infrazione comunitaria e contraria alla legge. Per tutti questi motivi abbiamo deciso di ricorrere immediatamente al Consiglio di Stato». Il futuro dell’ambiente è legato a… In una parola qual è il pericolo più grande che intravede da qui ai prossimi 10 anni? «Per quanto riguarda il nostro Paese mi preoccupa l’inasprirsi del livello di conflittualità intorno alle politiche ambientali. Questo si manifesta sia tra i diversi poteri dello Stato, come per il caso Ilva, sia nell’opinione pubblica, cavalcata da comitati e professionisti della contestazione ad ogni costo che non produce proposte programmatiche. Il risanamento ambientale può avvenire solo se sapremo conciliarlo con le politiche di sviluppo e innovazione. Emblematiche sono le polemiche di questi giorni circa il varo del decreto per il conferimento nei cementifici dei rifiuti trattati come combustibile solido secondario (CSS). Con questa misura vengono sostituiti i molto più inquinanti combustibili tradizionali nelle attività dei cementifici, avviene un riutilizzo energetico dei rifiuti come indicato nelle direttive europee, ma soprattutto viene evitato il conferimento in discarica della spazzatura. Tuttavia c’è chi contesta questa iniziativa sulla base di valutazioni meramente politiche e pregiudiziali». Diverse liste elettorali hanno fatto propria l’agenda proposta dal ministro Clini “per un'Italia più verde”… In breve quali sono i punti fondamentali? «L’Agenda Verde del ministro dell’Ambiente è un documento che prende le mosse da quanto abbiamo fatto con il Governo Monti e vuole essere uno stimolo per le scelte ambientali del prossimo Governo: qualunque coloritura uscirà dalle elezioni, dovremo tingerla con molte pennellate di verde. Il testo è composto da otto punti programmatici: green economy, “de-carbonizzazione” dell’economia e riduzione delle emissioni, lista delle tecnologie verdi, città sostenibili e “smart”, contromisure per il clima che cambia e sul dissesto idrogeologico, cooperazione ambientale nel mondo, semplificazione e trasparenza per le autorizzazioni che non difendono l’ambiente, fiscalità ambientale al posto del fisco sul lavoro. In pratica abbiamo voluto evidenziare gli strumenti della leva ambientale per l'economia, l'innovazione e l'occupazione soprattutto nelle piccoli e medie imprese. Il documento è anche uno spunto per il dibattito cui vorranno partecipare cittadini, aziende, esponenti politici, giornalisti, imprenditori della green economy attraverso apposito un forum web. Purtroppo il tempo a disposizione dell'esecutivo Monti, seppure sfruttato al massimo, non ha permesso di chiudere alcuni dossier fondamentali, complici le pressioni di alcune lobby trasversali. Tuttavia le azioni indicate al centro dell’agenda stanno riscuotendo un grande riscontro in campagna elettorale. In particolare sono soddisfatto della sottoscrizione del documento da parte di diversi candidati di diverse liste, come Fli, Lista Con Monti per l’Italia, il Pd». Che rapporto ha con Monti ora? «Ho un ottimo rapporto di cordialità e collaborazione. Durante la mia attività da ministro ho trovato sempre il pieno sostegno della presidenza del consiglio». Prima di fare il ministro era il direttore generale del ministero dell’Ambiente. Tornerà a fare quello o cosa l’aspetta? «Dopo le elezioni tornerò a guidare la Direzione generale di sviluppo sostenibile, Clima ed energia. Per circa 20 anni ho seguito da vicino tutte le trattative sui protocolli mondiali sui cambiamenti climatici. Quindi mi metterò subito al lavoro per la conferenza sul Clima di Bonn in programma ai primi di maggio». Come commenta il fatto che per gli italiani le tematiche ambientali sono una priorità seconda soltanto ai problemi dell'occupazione come emerge dall'edizione 2013 di Ecobarometro pubblicata sulla Nuova Ecologia di febbraio? «Sono molto soddisfatto anche perché le due questioni sono collegate. La green economy sarà il vero volano per uscire dalla crisi e dare nuovo ossigeno al mercato del lavoro italiano ed europeo. È impossibile inseguire colossi come Cina e India sulla scia di vecchie politiche industriali. I dati dicono che in Europa tra il 2000 e il 2012 si passati da 2,5 a 4 milioni di occupati nei settori verdi. Anche gli investimenti nell'energia verde vedono, tra il 2004 e il 2011, un incremento fino a 30 miliardi. Il Fondo rotativo di Kyoto e per l’occupazione giovanile nella green economy, contenuto nel Dl sviluppo, fa parte di queste azioni, come pure il credito d'imposta per le aziende che investono su giovani altamente qualificati».
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