Il padre (Silvio), il figlio (Angelino) e lo Spirito Santo (il quid)

18 febbraio 2013 ore 16:23, Lucia Bigozzi
Il padre (Silvio), il figlio (Angelino) e lo Spirito Santo (il quid)
L’enfant prodige appeso all’eterna giovinezza. Destino amaro per Angelino Alfano, verdetto crudele di Silvio Berlusconi. Il padre politico promuove il figlio politico solo a parole. Grandi complimenti, riconoscimento di doti e qualità straordinarie. Punto e basta.
QUANDO CRESCERA' ALFANO? Politicamente, s’intende. Non passa giorno che il Cav non gli ricordi quel ‘quid’ che non c’è. No, Angelino non è pronto per fare il capo, è “un protagonista della politica” ma non un leader. “Ha bisogno di tempo”, sentenzia Berlusconi nell’ultimo scorcio di campagna elettorale, il ‘talent scout’ che lo ha voluto due anni fa alla guida del partito dopo lo strappo di Fini. Lo ha messo davanti alla platea osannante del parlamentino nazionale, annunciando un futuro radioso per lui, un futuro da leader, appunto. Che non è ancora arrivato e forse, non arriverà mai. Perché a forza di dire che Alfano è bravo ma si deve fare le ossa, è come se Berlusconi lo tenesse al palo, lui che da buon quarantenne scalpita, ha voglia di correre e di andare lontano. ESCALATION FULMINANTE. La scalata di Angelino ai piani alti di via dell’Umiltà è stata fulminante. Tutto in poco tempo: la medaglia da segretario, un partito lacerato da ricompattare, la maggioranza parlamentare sempre più traballante nell’ultima fase del governo Berlusconi, le beghe sul territorio da gestire. Tanto lavoro per Angelino, lavoro ‘sporco’. In attesa di un’incoronazione de facto alla successione del leader che non si vede all’orizzonte. Il Cav lo propone candidato per Palazzo Chigi quando tra sei giorni le urne diranno chi ha vinto; ma lo sanno anche i muri (e Alfano prima dei muri) che stavolta la vittoria non ci sarà: al massimo sarà la migliore sconfitta possibile. Tutto e niente. DESTINO CRUDELE. E dire che Alfano ci aveva provato a smarcarsi – con prudenza e gradualmente – dal suo mèntore. Voleva il partito degli onesti, le liste pulite, i giovani a muovere le leve della stanza dei bottoni. E lui avrebbe guidato il nuovo corso, traghettando il berlusconismo oltre Berlusconi. Progetto ambizioso, eppure naufragato nelle secche del vecchio (politico) che resiste. E ritorna. Berlusconi si è ripreso tutto, per il bene del partito, per la necessità di una campagna elettorale complicata nella quale solo lui (i sondaggi gli hanno dato ragione) avrebbe potuto fermare la fuga dei berlusconiani, riconvincere i delusi, riportare un po’ voti all’ovile del Pdl. Alfano ha detto sì e abbassato la testa, aspettando fiducioso il proprio turno. Deve averlo pensato anche oggi quando un Berlusconi scatenato – a destra e manca – ha confermato il verdetto: “Alfano è una persona straordinaria e intelligente, ma ha bisogno di tempo. E’ il migliore fra i protagonisti della politica che ci sono ora”. Ubi maior…
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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