Erdogan scacco ai giudici. Turchia verso la dittatura?

18 febbraio 2014 ore 11:19, Americo Mascarucci
Erdogan scacco ai giudici. Turchia verso la dittatura?
Recep Erdogan ha dunque legato le mani alla magistratura turca. Con un voto del Parlamento, arrivato al termine di un dibattito di fuoco caratterizzato da momenti di forte tensione fra deputati della maggioranza e dell’opposizione, il Governo ha in pratica ricondotto sotto il suo controllo l’autorità giudiziaria, in seguito alle inchieste di corruzione che hanno coinvolto il figlio del premier e i figli di altri autorevoli ministri, poi dimissionati.
Erdogan ha accusato la magistratura di condurre inchieste di natura politica, sulla base di accuse costruite a tavolino dai suoi nemici, che in questo caso non sono i partiti laici, ma l’ala più conservatrice del suo partito, l’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, che vorrebbe impedirgli di candidarsi per la quarta volta alla guida del Paese. Erdogan è sempre più deciso a modificare lo statuto dell’Akp che fissa un limite massimo di tre mandati per un primo ministro e i numeri per riuscirci li ha tutti. L’Akp vinse le elezioni del 2002, quelle che videro Erdogan per la prima volta diventare premier dopo anni di opposizione al blocco laico nazionalista, grazie all’appoggio determinante del movimento religioso guidato dall’imam Fetullah Gulem, che negli anni successivi ha assunto un peso sempre più rilevante in alcuni settori dello Stato, primo fra tutti proprio la magistratura. Un idillio quello fra Erdogan e Gulem che negli ultimi tempi si è fortemente incrinato, soprattutto quando il primo ministro ha tentato di modificare la costituzione turca in senso presidenzialista, creando così  le condizioni per la sua elezione alla Presidenza della Repubblica. Fra l’imam e l’attuale presidente Abdullah Gul esponente dell’Akp, si è saldata una solida alleanza finalizzata ad ostacolare i disegni egemonici di Erdogan, che alle precedenti elezioni non riuscì ad ottenere quella maggioranza schiacciante che gli avrebbe permesso di modificare da solo la costituzione turca. La magistratura, a detta di Erdogan, sarebbe dunque funzionale al progetto di destabilizzazione del suo governo con l’obiettivo di danneggiare la sua immagine in previsione delle elezioni amministrative di fine marzo. La sconfitta dell’Akp nelle principali città della Turchia, Istanbul su tutte, porterebbe ad un indebolimento del premier all’interno del partito e potrebbe anche compromettere una sua quarta candidatura alla guida del governo. Le inchieste della magistratura sulla tangentopoli turca secondo i sondaggi avrebbero provocato un calo di consensi per l’Akp e per lo stesso premier a vantaggio del presidente Gul, la cui popolarità sarebbe invece aumentata proprio in alternativa ad Erdogan. Con i provvedimenti adottati in questi ultimi giorni dall’esecutivo a approvati dal Parlamento, l’autonomia della magistratura è stata drasticamente ridimensionata, essendo stati ampliati i poteri di controllo del Ministero della Giustizia sul Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo molti osservatori gli spazi della democrazia in Turchia sarebbero stati ormai ridotti al lumicino in favore di un autoritarismo del premier, che ha ormai sotto il suo pressoché assoluto controllo, la Polizia, l’Esercito, la Corte Costituzionale ed ora anche l’autorità giudiziaria. Difficilmente il presidente Gul potrà opporsi ad una decisione ratificata a larghissima maggioranza dal Parlamento. Ma se Erdogan è diventato ciò che è oggi, ossia una specie di sultano del terzo millennio, ciò è potuto avvenire anche perché non si è favorito il processo d’integrazione della Turchia nella UE. Erdogan è stato spinto a ricercare sponde e alleanze nell’area medio orientale con i paesi islamici a lui più vicini, e ad islamizzare sempre di più una società, quella turca, che era ormai occidentalizzata a tutti gli effetti. L’Europa ha preferito barricarsi su posizioni troppo pregiudizialmente ostili, quando invece avere una Turchia integrata nella UE sarebbe potuto tornare estremamente utile soprattutto in ambito geopolitico, nei delicati rapporti con i paesi dell’Eurasia. Francia e Germania sono sembrati più interessati a frapporre ostacoli che a facilitare i negoziati, nonostante da parte del primo Erdogan, quello europeista del 2002, fossero state introdotte significative riforme, ad iniziare dall’abolizione della pena di morte, per facilitare al massimo il processo d’integrazione. I francesi soprattutto, hanno utilizzato strumentalmente il genocidio armeno e l’indisponibilità della Turchia a riconoscere le proprie responsabilità, per rendere sempre più difficile un percorso di avvicinamento che vedeva l’Italia in prima fila. Erdogan può piacere o meno e si possono certamente criticare i recenti provvedimenti del governo che hanno limitato fortemente la libertà d’informazione, soprattutto via internet. Ma l’Europa non si chiami fuori dalla responsabilità di aver allontanato sempre di più la Turchia dall’Occidente.
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