Libia, Sapelli: “Sì a intervento militare per difendere i nostri interessi e le nostre aziende. Governo sbaglia"

18 febbraio 2015 ore 12:08, Lucia Bigozzi
Libia, Sapelli: “Sì a intervento militare per difendere i nostri interessi e le nostre aziende. Governo sbaglia'
“Necessario l’intervento militare per difendere i nostri interessi e liberare la Libia dall’Isis. Il governo sbaglia”. Non ci gira troppo intorno Giulio Sapelli, economista, nel commentare con Intelligonews le parole di Gentiloni ma anche raccontando come stanno e cosa rischiano le aziende italiane che operano in Libia. Il ministro Gentiloni al Parlamento ha detto che il tempo non è infinito e che occorre un cambio di passo da parte della comunità internazionale. Parole che la convincono oppure un intervento di rito e come tale scontato? «E’ già importante che il ministro abbia sottolineato il fattore tempo, perché si è aspettato troppo tempo. Devo dire che non c’è bisogno di ricorrere alla comunità internazionale perché si può agire subito con la Nato che è pienamente operativa. Nell’area di riferimento abbiamo Paesi come la Turchia che storicamente fa parte della Nato. A questo punto sarebbe opportuno un intervento militare. Credo che debba farsi subito e debba essere associata la Russia. Come ha dimostrato l’eccellente manovra diplomatica del ministro russo Lavrov con la questione della Siria, la Russia non può essere esclusa». Non è questo l’orientamento del governo; Renzi ha detto che questo non è il momento per un intervento militare. Giusto o sbagliato? «Il governo sbaglia, non si ci può affidare solo all’eroica Giordania o all’orgoglioso Egitto che non a caso, ahimè, si sta sempre più svincolando dagli americani per avvicinarsi ad altre potenze, come del resto dimostra il recente acquisto di ‘caccia’ dai francesi. Dato che l’Europa non esiste e lo si è visto chiaramente nella trattativa sulla questione Ucraina, bisogna intervenire con la Nato. Chiaro che non è possibile organizzare immediatamente un intervento con truppe di terra come sarebbe necessario, ma se si lasciano da sole la Lega Araba e l’Unione Africana c’è il rischio di determinare una divaricazione tra l’Europa e questi Paesi». Bombe umane sull’Italia: è l’ultima minaccia dell’Isis che in Libia sta conquistando zone strategiche. Come ci difendiamo? «La cosa migliore è l’intervento militare su terra. Naturalmente, in un Continente come il nostro che ha distrutto eserciti abolendo la leva e il servizio civile non ci si difende da una minaccia così grande solo con gli eserciti composti da professionisti, occorre fare come in Svizzera dove la gente prende un fucile per difendere il proprio Paese. Bisogna rovesciare vent’anni di distruzione di una cultura che ha portato il pacifismo imbelle. I tagliatori di teste puntano all’Italia e lo dicono, quindi occorre svolgere quello che in gergo tecnico è chiamato un’immediata azione di bonifica». Qual è la situazione delle aziende italiane presenti in Libia e quanti sono gli uomini impiegati? «Prima erano alcune migliaia, ora so che molti imprenditori se ne sono già andati. Saranno rimasti alcune centinaia di operatori il che non vuol dire che ogni operatori corrisponde a un’azienda. Eppoi c’è l’Eni che coraggiosamente porta avanti un ruolo importantissimo perché ha continuato a dare gas alla popolazione anche senza essere pagata nei momenti più tristi che la Libia ha attraversato. Gli uomini dell’Eni sono stati uno dei pochi fattori di stabilità istituzionale; tanto è vero che l’attacco alla Libia e a Gheddafi voluto dalla Francia era per spazzare via l’Eni sostituendola con la Total, con la complicità dei russi». Intelligonews vuole sapere quanto tempo ancora hanno le aziende italiane in Libia, prima che salti tutto? «Non si può dire. Dovrebbero avere un tempo necessario per non abbandonare il Paese. Non possiamo fare gli errori degli americani in Iraq, noi dobbiamo restare, anche se pure noi di errori gravissimi ne abbiamo fatti, come quello di avere attaccato Gheddafi, oltre alla barbarie con cui è stato ucciso. Ora non bisogna perdere tempo e su questo il ministro Gentiloni ha ragione: dobbiamo difendere i nostri interessi economici. Non dimentichiamo che l’intelligence e la Marina italiana sono le migliori al mondo, in Italia e all’estero; quindi occorre dare tempo all’intelligence di lavorare ma proteggendola con un’azione militare». Intelligonews vuole sapere quanto costa all’Italia il caos Libia. E’ possibile quantificare numericamente? «Non si può dire; chi spara cifre in questo momento è uno sciocco. Indubbiamente questa situazione costa molto all’Italia e non si può affrontare continuando con la politica di austerità imposta dalla Germania all’Europa. E’ la prova che occorre fare una politica di deficit, aumentare il debito, se si fa la guerra aumenta il debito, poi verrà un po’ di inflazione a rimetterci a posto. Il punto vero è che bisogna scegliere: dato che i tedeschi impongono una politica economica suicida, allora si armino anche loro. E’ necessario tornare all’integrità dei Trattati di Maastricht che prima dell’avvento di Monti e dei successori, prevedevano che gli Stati potessero fare deficit. Se vogliamo difendere i nostri interessi e abbandonare la politica dell’austerità il ministro Gentiloni deve saperlo: abbiamo solo venti navi operative nel Mediterraneo perché non abbiamo soldi; se ne stanno costruendo di nuove ma occorre accelerare e ristrutturare gli armamenti della Nato.  E per farlo non si può continuare col rigore teutonico».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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