Roma, non prendertela con l'arbitro: il Real Madrid è più forte

18 febbraio 2016 ore 11:12, Andrea De Angelis
Roma, non prendertela con l'arbitro: il Real Madrid è più forte
La Roma meritava di perdere? No, almeno per quanto visto ieri in campo
. Dopo un primo tempo abbastanza soporifero, nella ripresa la partita è stata decisamente più scoppiettante e poteva tranquillamente finire sul 2-2. Il tiro Vainqueur e il rigore da una parte, le due reti dall'altra. Il punto è che da un lato si recrimina, dall'altro si segna. Tra Salah e Cristiano Ronaldo ci sarà pur qualche differenza se il primo viene rispedito al mittente dal Chelsea e il secondo è corteggiato da mezzo mondo. Da sempre. 

Insomma, le solite proteste contro l'arbitro hanno poco a che fare con la gara di ieri. Perché se la Roma ha un merito è proprio quello di essere stata in campo, testa e gambe, per novanta minuti. Altro che pallottoliere con cui contare le reti subite, come accaduto nel recente passato dei giallorossi in Europa. Questa volta no, la squadra può uscire a testa alta dal campo e lo dimostrano gli applausi di Spalletti ai suoi dopo il triplice fischio finale. Prolungati. Applausi che sono arrivati anche dagli spalti, perché i tifosi hanno visto una squadra affamata, attenta, pronta a dare tutto per continuare il percorso continentale. Diciamocelo: perdere con una e due reti di scarto non cambia nulla. Ieri l'Olimpico non doveva essere espugnato, l'unico modo per sperare nel passaggio ai quarti. Lo zero a zero, mantenuto per quasi un'ora, sarebbe stato un risultato perfetto. Allora sì che ci sarebbero state possibilità di scrivere la storia. Perché la Roma superando questo ostacolo avrebbe potuto puntare anche alle semifinali sperando in un sorteggio favorevole. 
Nessuno o quasi ieri ha pronunciato il nome di Garcia. Il merito di questa vetrina internazionale è anche di un tecnico che è stato capace di superare un girone non certo facile, di pareggiare in casa con il Barcellona ad inizio stagione, salvo poi essere esonerato quando era a soli sette punti di distanza dalla prima in classifica. Meno di quelli attuali. Un tributo dovuto, al di là di tutto. Doveroso. 

La mano di Spalletti comincia a vedersi. Ma chiusa la parentesi Madrid (sono nulle le speranze di superare il turno) se ne aprono altre due, o meglio una. Perché il terzo posto più che una parentesi è un imperativo per una società che punta ad essere tra le prime dieci d'Europa, mentre il caso Totti fa parlare ancora di sé. Ieri doveva entrare negli ultimi minuti, ma il cambio è arrivato un attimo dopo la rete di Jesé Blancos che ha gelato l'Olimpico e lui per primo. L'immagine di Florenzi (ancora una volta tra i migliori in campo) che gli dà la fascia mentre il capitano quasi quarantenne sembra avere lo sguardo perso nel vuoto dà l'idea di cosa stia succedendo nella testa del simbolo della Roma giallorossa. 
Poi, come riporta Il Corriere dello Sport, lo stesso Totti ha fatto una battuta a un cronista che provava a fargli una domanda al termine della partita. "Che ci fai con me, ormai?". Il ritiro è dietro l'angolo, ma l'amore dei tifosi per lui saranno sempre al centro di Trigoria. 

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