Paola Cirio in Svizzera per la sua "dolce morte": "E' già tutto predisposto"

18 febbraio 2016 ore 11:12, Americo Mascarucci
Paola Cirio in Svizzera per la sua 'dolce morte': 'E' già tutto predisposto'
Paola Cirio è una donna di Torino di 53 anni che nel 2012 ha scoperto di essere affetta da sclerosi multipla, e di fronte alle certezze della scienza che in pratica non le hanno lasciato speranze, ha scelto ora di ricorrere all'eutanasia. 
Non essendo la pratica del "suicidio assistito" riconosciuta in Italia, Paola ha già prenotato in una clinica svizzera la sua "dolce morte": Si è rivolta a un centro Exit di Torino, ha inviato a Ginevra le cartelle cliniche che attestano la diagnosi di una malattia che finirà per bloccare ogni suo muscolo. Ha inoltre allegato un assegno di 10mila euro.
"Mi hanno detto che per morire ci vogliono 5 minuti e 10.000 euro – rivela lei stessa - Ti danno un gastroprotettore, e subito dopo un bicchiere di veleno, una sostanza di cui non ricordo il nome. A quel punto te ne vai, senza sentire dolore. Mi hanno anche raccontato di un uomo che prima di spegnersi ha cominciato a russare. Come se, finalmente, stesse dormendo sereno. E’ questo il suicidio assistito. E’ così che conto di finire la mia vita. In Svizzera. E’ già tutto predisposto, ho avuto la luce verde. Devo essere io a scegliere, non la malattia… Non ho paura, e so che, anche se non mi ridaranno i soldi, posso tornare indietro fino all'ultimo istante. Ho un’opportunità in più". 
In Italia l’eutanasia è vietata ma il Parlamento inizierà a discuterne il prossimo marzo. Sono in pochi a scommettere che in Italia possa però arrivare una legge capace di legalizzare la pratica della "dolce morte". Basta vedere il dibattito di questi ultimi mesi intorno al tema delle unioni civili e delle adozioni per le coppie gay per rendersi conto di come sui temi etici la coscienza dei parlamentari e dell'opinione pubblica sia molto combattuta. 

A nessuno piace soffrire, ancora di più quando si è afflitti da malattie incurabili che portano gradualmente a perdere ogni capacità di movimento fino a trasformare l’essere umano in un vegetale. Scelte difficili, dolorose, che mai nessuno vorrebbe trovarsi a dover compiere per se stesso o per un proprio caro. Paola ha scelto di non cedere al dolore ritenendo di difendere con l’eutanasia la sua dignità. Una scelta che, al di là delle più intime convinzioni va rispettata anche se può non essere condivisa. Lei stessa non esclude di poter tornare indietro fino a quell'ultimo istante prima di farla finita per sempre. 
E resta sempre il dilemma di fondo: una vita non più vivibile e irrimediabilmente segnata dalla malattia può essere gettata al macero come un qualsiasi oggetto che non può più essere riparato? Oppure una vita è tale sempre e comunque, fino all'ultimo respiro e va vissuta senza manipolazioni o interventi artificiali che ne interrompano il decorso naturale?
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]