Massaggi hot e tessere in-fedeltà a Palermo con tanto si "servizio-omaggio"

18 febbraio 2016 ore 11:47, Luca Lippi
Ancora un caso di centro massaggi hot, ma nei fatti non è più neanche un caso e men che meno circoscritto alla città di Palermo. Palermo e i palermitani non sono che vittime inconsapevoli di un fenomeno diffuso ormai a macchia d’olio su tutto il territorio. Il nome del locale finito nel mirino della Polizia spiega tante cose “Oriente massaggi”, scoperto al piano terra di via Rosina Anselmi. Il locale era sottoposto alle attenzioni degli investigatori già dal settembre del 2014 quando a seguito di diverse segnalazioni erano stati eseguiti una serie di accertamenti.

Massaggi hot e tessere in-fedeltà a Palermo con tanto si 'servizio-omaggio'
I locali non sono facili alla vista dall’esetrno, tuttavia lo strano via vai non lasciava dubbi come per gli investigatori non c’era bisogno di troppe verifiche giacchè il centro risultava intestato a una donna cinese già nota alle forze dell’ordine  per alcune irregolarità relative a un altro centro massaggi di cui era titolare. Sulla stessa, stavolta insieme al marito, pendeva una denuncia del 2014 per sfruttamento della prostituzione, commesso presso il centro massaggi “Elegant Massaggi Cinesi” di via D’Amelio, nonché un provvedimento di rigetto del permesso di soggiorno.
All’interno dei locali di via Anselmi vi erano stanze dotate di luci rosse, letto matrimoniale e vasche in rovere. Vi era anche un tariffario (che poteva arrivare sino a 100 euro per ogni prestazione) che prevedeva anche una tessera “raccogli punti” che consentiva ogni 10 prestazioni di averne una in omaggio.
I “clienti”, provenienti da tutta la provincia, venivano a conoscenza del centro tramite annunci pubblicitari, con utenze telefoniche riconducibili ai due coniugi cinesi, pubblicati su siti d’incontri specializzati e corredati da foto di giovani donne dai tratti somatici asiatici, in abiti succinti e in  pose hot.
Al fine di eludere i controlli da parte delle forze dell’ordine,  gli  annunci venivano aggiornati periodicamente, indicando utenze telefoniche diverse, alcune  delle quali intestate a prestanome.
Dopo oltre un anno di indagine è stato sequestrato il centro massaggi che era diventato anche la dimora dei due gestori e dei loro figli minori di 7 e 11 anni.
Dal mese di settembre 2015, inoltre, vi abitava anche una loro connazionale, sin da subito avviata all’attività di prostituzione, la quale ha raccontato di altre due donne utilizzate dalla coppia per la medesima attività, ma di cui ignorava i nomi in quanto veniva imposto loro di non parlare, ma di “lavorare” soltanto. Dai racconti della donna è emerso il dramma dello sfruttamento, costretta a lavorare per dodici ore al giorno con la promessa di una paga pari a mille euro mensili, in realtà mai corrisposti.
All’interno del locale gli agenti hanno trovato anche alcuni documenti intestati a persone di nazionalità italiana e sei cellulari con relative sim card, sui quali sono in corso ulteriori indagini.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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