Di Stefano (CasaPound): "È Marchini l'uomo di B. Salvini decida che fare. Storace ci appoggi"

18 febbraio 2016 ore 12:01, Adriano Scianca
Di Stefano (CasaPound): 'È Marchini l'uomo di B. Salvini decida che fare. Storace ci appoggi'
Tra Bertolaso, Marchini, Giachetti e Storace, c'è anche un candidato outsider per le comunali di Roma che potrebbe scompaginare i piani, soprattutto a destra: si tratta di Simone Di Stefano, che correrà fuori dagli schieramenti con una lista di CasaPound Italia. Che della strategia del centrodestra dice: "È indecente, siamo obbligati ad andare da soli e vogliamo andare da soli".

Indiscrezioni giornalistiche dicono che Bertolaso potrebbe ritirare la sua candidatura per il Campidoglio e che il centrodestra potrebbe convergere sul nome di Marchini. Come commenta?

«Anche noi abbiamo sentore che possa finire così, se ne parla da giorni. Se tale ipotesi si verificasse sarebbe persino difficile esprimere un commento. Già solo quello che si è visto fino ad ora è stato abbastanza indecente. Se è davvero questa la strategia di Berlusconi per imporre Marchini, che era il suo primo nome, è vergognoso che la Meloni e Salvini accettino. Puoi dire “ruspa” anche un milione di volte, ma se poi accetti una cosa del genere... Sarebbe un'operazione incomprensibile non dico per gli elettori di centrodestra, ma proprio per tutti i romani».

La Meloni aveva posto un veto su Marchini. Se si convergesse su di lui lei potrebbe presentarsi da sola. Cambierebbe qualcosa per Cpi?

«Abbiamo visto chiaramente come nel centrodestra le scelte vengano fatte solo in base alle poltrone da assegnare. Se il centrodestra sceglierà Marchini, la Meloni troverà il modo di appoggiarlo, magari con Rampelli vicesindaco. Un'operazione fallimentare anche solo a immaginarla». 

C'è però Storace che è fuori dal centrodestra...

«Infatti sarebbe molto bello se Storace ci appoggiasse. In passato, quando CasaPound era un movimento politico più giovane, abbiamo appoggiato Storace varie volte. Se vuole veramente rompere con il centrodestra e fare una scelta alternativa stavolta lui potrebbe appoggiare noi. Ne saremmo onorati».

A prescindere dall'eventuale ritiro di Bertolaso, voi avevate annunciato la candidatura in solitaria anche con l'ex capo della Protezione civile in ballo. Perché questa scelta?

«Per quanto il centrodestra ci stia sulle scatole, trattandosi di un'elezione amministrativa eravamo persino disposti a partecipare alle primarie per individuare una candidatura vincente e rappresentante di istanze autenticamente popolari. Poi le primarie non si fanno più, arriva il solito papà Silvio che decide e mette Bertolaso che fa l'elogio dei rom. In questo quadro noi siamo obbligati ad andare da soli e vogliamo andare da soli».

In tutto questo cosa voglia fare Salvini non è chiaro. Vuole lanciare un appello al leader della Lega?

«No, gli appelli lasciano il tempo che trovano. Noi siamo in campo, porteremo in questa elezione le istanze che, a parole ma non nei fatti, sono anche della Meloni e di Salvini. Solo che noi lo faremo per davvero. Noi siamo qui da più di 10 anni. Se Salvini cerca un candidato su Roma c'è già, sono io. Poi ovviamente sta a lui decidere cosa fare».
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