Pedofilia nella Chiesa, arriva al cinema "Il Caso Spotlight" ed è subito Oscar

18 febbraio 2016 ore 12:41, Americo Mascarucci
Pedofilia nella Chiesa, arriva al cinema 'Il Caso Spotlight' ed è subito Oscar
Un omaggio al giornalismo di inchiesta e nel contempo una forte denuncia contro la pedofilia nel clero. 
Questi gli ingredienti principali de "Il Caso Spotlight" il film già presentato alla mostra del cinema di Venezia 72 del regista Tom McCarthy, nelle sale cinematografiche dal 18 febbraio, che il 28 potrebbe vincere sei premi oscar. Il film denuncia, ha fra i suoi interpreti Mark Ruffalo e Stanley Tucci, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber e John Slattery. 
La trama è ispirata ad un fatto vero.
Nell'estate del 2001, il giornalista Marty Baron arriva da Miami per prendere incarico come direttore del quotidiano "Globe" e per prima cosa incarica il team Spotlight di indagare sul caso di un sacerdote locale, accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di 30 anni. Consapevoli che perseguire la Chiesa cattolica di Boston provocherà serie conseguenze, il caporedattore di 'Spotlight' Walter 'Robby' Robinson, i giornalisti Sacha Pfeiffer e Michael Rezendes, e il ricercatore Matt Carroll iniziano a scavare profondamente nel caso attraverso colloqui con l'avvocato delle vittime, Mitchell Garabedian, interviste ad adulti che sono stati molestati da bambini e perseguendo il rilascio dei casellari giudiziari sigillati. Ben presto per il gruppo diventa evidente quanto la protezione sistematica dei sacerdoti implicati da parte della Chiesa sia molto più ampia di quanto avessero mai immaginato. 

Mark Ruffalo che per il film è candidato agli Oscar come "Miglior attore non protagonista", si racconta ad "Io Donna – Corriere della Sera", parla del film e della Chiesa:
"La storia di questo film - spiega - si potrebbe adattare ai partiti politici, alle nazioni, a ogni istituzione o comunità ideologica verso cui molta gente pone grande fiducia. Le persone tendono a guardare dall’altra parte; basti pensare alla guerra in Iraq o ai cambiamenti climatici. La gente diventa schiava di una ideologia e chiude un occhio sulla realtà, anche quella che minaccia i nostri stessi figli, come la guerra in Vietnam, che ne ha sacrificati a migliaia. La parte triste è che non riguarda solo la Chiesa, ma tutti; per questo è il momento giusto per ammettere le proprie colpe e iniziare il processo di guarigione di tutte le vittime, anche solo per chi ha perso la fede a causa dei comportamenti della Chiesa".
 Per Ruffalo questo ruolo centrale dovrebbe passare per il Papa: "Dovrebbe affrontare direttamente la questione - aggiunge -  portando i colpevoli in tribunale, provvedendo a delle riparazioni. C’è molto che potrebbe fare, in una parola: giustizia. È il momento di utilizzare queste vicende per educare al meglio le persone, aiutandole a ritrovare la fede". Ma la Chiesa non sta già facendo tutto questo? 


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