"Lech Walesa spia dei comunisti": contro-verità o diffamazione nazionalista?

18 febbraio 2016 ore 12:51, Adriano Scianca
'Lech Walesa spia dei comunisti': contro-verità o diffamazione nazionalista?
Lech Walesa,
il sindacalista fondatore di Solidarnosc, Nobel per la pace, e accreditato come uno dei principali “picconatori” del sistema comunista nell'Est Europa, sarebbe stato un collaboratore della polizia segreta comunista. La clamorosa contro-verità arriva dall'Ipn, l'Istituto per la memoria nazionale vicino all'orientamento nazionalconservatore del governo di destra polacco.  Sembra che Walesa, tra il 1970 e il 1976, avrebbe collaborato con la Sluzba Bezpieczenstwa, appunto la polizia segreta della dittatura comunista. Walesa ha seccamente smentito: "Non può esistere alcun documento vero che venga da me, e lo proverò davanti alla giustizia". 

La vedova del generale Czeslaw Kiszczak, numero due della giunta militare del generale Jaruzelski, ha fornito alcuni incartamenti del marito che porterebbero in calce la firma di Walesa in persona: documenti in cui egli accetterebbe di collaborare e ricevute di presunti pagamenti. Già nel 2000 si disse che l'ex capo di Stato, col nome in codice di Bolek, aveva un passato come informatore pagato per spiare i movimenti dissidenti. Un tribunale gli dette però ragione, definendo "materiale falsificato" i documenti allora presentati dai nemici di Walesa. Il fondatore di Solidarnosc ha ricordato anche in questa occasione quella sentenza, parlando di una sorta di persecuzione ai suoi danni orchestrata dalla destra al potere. L'esame dei documenti in questione potrà dire la verità definitiva, anche se la polizia segreta polacca era solita produrre falsi in serie, proprio allo scopo di ricattare e diffamare gli avversari politici. Insomma, la parola fine su questa storia potrebbe essere ancora lontana.

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