Riforma pensioni, ora la flessibilità punta sul prestito: l'ultima "offerta Renzi"?

18 febbraio 2016 ore 13:52, Luca Lippi
Ancora sulla cresta dell’onda la discussione sulla riforma delle pensioni, pare ci siano ancora poche idee ma non per assenza di elasticità ma per scarsa duttilità e assenza di spazi di manovra (economici) per la correzione dell’impianto della legge Fornero.
Al riguardo dell’aggressione delle pensioni di reversibilità, ormai dubbi non ce ne sono più, il governo ha provato a far passare “la rapina” come una svista tecnica, ma nei fatti il taglio agli assegni di reversibilità all’interno della cornice del ddl povertà era chiaro e forte e lo è ancora se non sarà cassato quel “universalismo selettivo” alla presenza del quale non si potrà dare adito ad alcun dubbio, se poi il gioco è quello di continuare a dire che non saranno toccate “le reversibilità già in essere”, il gioco non è affatto divertente.

Riforma pensioni, ora la flessibilità punta sul prestito: l'ultima 'offerta Renzi'?
Ora nel quadro della riforma pensioni 2016, l'inserimento di nuove forme di flessibilità in uscita per l'accesso alla pensione anticipata è destinato a diventare un nuovo risiko senza alcuno sbocco concreto, un copia incolla dell’anticipo del Tfr sullo stipendio che ha riscosso il successo di un lanciatore di noccioli d’oliva dal 130esimo piano di un grattacielo per centrare un bicchiere. Ora la proposta è quella di aprire alle uscite flessibili attraverso il ricorso a un prestito.
Cerchiamo di far capire meglio perché questa è una soluzione poco duttile: il governo concede una via di uscita alle vittime della Fornero a spese delle vittime stesse? Parliamoci chiaramente, la legge Fornero nel bene o nel male ha sistemato i conti e rimesso sul binario giusto il convoglio disordinato della contabilità previdenziale. Che poi si dovesse ritrovare una via di assestamento per coloro che avevano subito il danno peggiore questo era demandato a specifiche politiche atte a sostenere la ripresa per tutti, e invece sono trascorsi due anni senza che sia accaduto nulla di concretamente utile, in parte deteriorando ulteriormente i conti. Se la legge Fornero è stata necessaria per fermare inutili emorragie di denaro poiché non ce n’è, perché oggi dovrebbero esserci le coperture finanziarie per rimodulare una riforma delle pensioni migliorativa di quella precedente? 
Infatti dai tecnici del dicastero attualmente guidato dal ministro Giuliano Poletti per spiegare le difficoltà riscontrabili nel tentativo di risolvere la questione pensioni afferma che l’esecutivo vorrebbe inserire più flessibilità nel sistema previdenziale attualmente disciplinato dalla legge Fornero, ma non sa ancora quale strada intraprendere per inserire nuove formule di prepensionamento che potrebbero costare molto per le casse dello Stato. Se il Governo Renzi, nonostante una miriade di promesse, ancora non è intervenuto in questa direzione è proprio per problemi di natura economica e finanziaria e l'introduzione di nuovi elementi di flessibilità avrebbe comunque dei costi notevoli, dai 4 ai 10 miliardi a seconda delle proposte legislative che si mettono in campo.
In conclusione, l’unica soluzione agli atti attualmente sarebbe quella del presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano: pensione anticipata per tutti a partire da 62 anni con 35 anni di contributi e l'8% di penalità sugli assegni previdenziali, proposta che non verrebbe esclusa a priori dall'esecutivo. Poi ci sono la soluzione Quota 41 per i lavoratori precoci, mentre sono molte le lavoratrici che sperano in una ulteriore estensione dell'opzione donne magari fino al 2018, ma questa non è a costo zero, è solamente la meno onerosa! 
E allora ecco la proposta (ancora al vaglio dei tecnici) del prestito pensionistico. Tradotto, andare in pensione quattro anni prima dell'età pensionabile attualmente fissata in 66 anni e 7 mesi, con le aziende che anticiperebbero parte del trattamento previdenziale che sarà poi restituito dai lavoratori al momento dell'effettivo pensionamento. Tutto bene, forse, ma chi paga? E che ne pensano le aziende cui ancora fischiano le orecchie sulla questione delle agevolazioni fiscali sulla redditività? Non si potrà andare avanti in eterno a suon di ricatti!

autore / Luca Lippi
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