Zanda bacchetta Cirinnà sullo sgambetto dei renziani: la prova che i dem scricchiolano

18 febbraio 2016 ore 15:27, Lucia Bigozzi
Il botta e risposta tra i dem e sui dem, ormai a ripetizione, dopochè Grillo è saltato sul canguro e lo ha messo ko, è la cartina di Tornasole di quello che si cerca di tenere sotto traccia. Ma che da due giorni è ri-esploso in maniera evidente. E sta tutto nel campo del Pd, tra i banchi “tempestosi” dei senatori, perfino tra quelli renziani (della prima e della seconda ora) come l’ultima querelle tra l’amareggiata Monica Cirinnà e l’inquadratissimo Luigi Zanda. Certo, ai vertici del Nazareno lo “sfogo” della Cirinnà  - quello di ieri con l’ammissione dell’errore di essersi fidata del voto grillino e di aver chiuso con la politica dopo il siluramento della sua legge così come è – e quello che oggi si è letto sul Corriere della Sera. “Sono amareggiata e un po’ stanca” ha affermato e fin qui si può ben comprendere, non fosse altro per lo stress e gli strali che negli ultimi due mesi le sono piovuti addosso, anche dai residenti nella sua casa politica, il Pd. Ma il passaggio successivo dell’analisi, ha fatto balzare sulla sedia il capogruppo dei senatori, cioè il suo ‘capo’, Zanda. 

Zanda bacchetta Cirinnà sullo sgambetto dei renziani: la prova che i dem scricchiolano
“Sto pagando le ripicche di certi colleghi renziani che si aspettavano un premietto, una promozione nell’ultimo rimpasto di governo”. E come non bastasse, arriva il “rinforzino”: “Si aspettavano un posto, magari da sottosegretario, e ora fanno ripicche”. Affermazioni che nell’arco della mattinata la stessa Cirinnà ha parzialmente smentito, lamentando che semmai quello era uno sfogo privato e non una dichiarazione tra virgolette. Ma tant’è. Zanda non ha perso tempo e secco replica: “Insinuazioni infondate”. Che non sono proprio carezze. Il capogruppo dem  a Palazzo Madama considera “molto comprensibile l’amarezza della senatrice Cirinnà . Per approvare la legge è necessario un supplemento di responsabilità da parte di tutti, sono necessarie la compattezza e l'unità del gruppo, non le insinuazioni infondate”. Il rimprovero di Zanda alla Cirinnà fa il paio con la preoccupazione e l’impegno che sta portando avanti in queste ore concitate alla ricerca di una mediazione per arrivare in Aula la prossima settimana coi voti sicuri in cassaforte, è che proprio nella delicatezza della fase “fluida” sparare alzo zero sui renziani, che i guarda caso sono buona parte dei cattodem senatoriali, non è buona cosa. Anzi, rischia di aggiungere altro danno a quello che i 5Stelle hanno già fatto al Pd.  

La Cirinnà sferra l’affondo proprio ai senatori grillini quando dice di aver sbagliato a “fidarsi di M5S. Comunque, sia chiaro: io mi prendo tutta la responsabilità di essermi fidata del M5s! Tutta ma proprio tutta”. Scarse, a questo punto, i margini per una ricucitura: “Io ho un brutto carattere. E se qualcuno mi fa una storta, non gli parlo proprio più”. Poi rinfocola la polemica che non è una bella musica per le orecchie renziane e quelle di Renzi: “Se qualcuno ha qualcosa da dire sul testo, si deve sapere da chi e come è stato scritto. Eravamo in tre: io e i senatori Giuseppe Lumia e Giorgio Tonini, nell'ufficio di Giorgio. E lì abbiamo finito di limare il testo, sui cui contenuti tutto il gruppo del Pd s'era impegnato. E s'era impegnato, diciamolo, perché le unioni civili e le adozioni sono nel programma elettorale del partito”. E ora? La Cirinnà avverte: “Mi pare evidente che il testo non sia più centrale, è chiaro che ci sono pesantissime questioni politiche da risolvere e comunque io non lascio il mio nome su una legge schifezza”. Più chiaro di così. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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