Unioni civili, Giulietto Chiesa: “La piazza del Family Day va ascoltata. Conta la maggioranza”

18 gennaio 2016 ore 14:10, Andrea Barcariol
Non usa giri di parole Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore, che intervistato da IntelligoNews sulle unioni civili, sottolinea come dovrebbero essere altri i temi presenti nell’agenda del governo Renzi: “Ci sono problemi molto più gravi e la piazza del Family Day va ascoltata”.

Il cardinal Bagnasco ha parlato di “family day necessario” sottolineando che “i veri problemi sono altri”. Emergono forti dubbi anche dal Quirinale sul ddl Cirinnà. E’ d’accordo?

«Sono dello stesso avviso, questa non è l’agenda dell’Italia, è un’agenda diversiva, l’Italia ha problemi molto più gravi che riguardano gran parte della persone. Sabato, ad esempio, c’è stata una manifestazione a Roma a cui ha partecipato una parte di popolazione per chiedere l’uscita dalla Nato. Questo tema riguarda tutti, le priorità sono la pace e il benessere degli italiani, non quello di cui si sta discutendo come se fosse il primo problema del mondo invece è uno dei problemi che va affrontato tenendo conto del livello culturale, politico e morale del Paese e nel rispetto delle minoranze».

Unioni civili, Giulietto Chiesa: “La piazza del Family Day va ascoltata. Conta la maggioranza”
Renzi dovrebbe intervenire per disinnescare questa bomba?


«Renzi dovrebbe intervenire in molte altri direzioni più importanti di questa. Il solo fatto che adesso metta la questione delle unioni civili al primo posto dell’agenda è una colossale mistificazione della situazione del nostro Paese».

E’ previsto circa un milione di persone per il family day del 30 gennaio a Roma. Cosa ne pensa di questo movimento di piazza?

«Se ci sono un milione di persone che scendono in piazza per difendere i valori tradizionali sono dell’opinione che li si debba ascoltare, come deve essere ascoltata la minoranza che chiede il rispetto dei suoi diritti e che io non sottovaluto. Il governo però deve tenere conto della posizione della maggioranza».

Qualcuno ha parlato di “una nuova resistenza”. Come giudica questo paragone?


«Non mi sembra che sia opportuno un confronto di questo genere. La resistenza era un’altra cosa, era una resistenza di popolo che difendeva le libertà democratiche fondamentali. Qui invece si tratta di una discussione che riguarda i diritti individuali di una parte, piccola, della popolazione italiana che non sono trascurabili ma che non sono fondamentali per la sopravvivenza e la rinascita del nostro Paese».
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