Family day, sarà un Bagnasco di folla

18 gennaio 2016 ore 20:36, Fabio Torriero
Family day, sarà un Bagnasco di folla
I preparativi per il Family day del 30 gennaio entrano nel vivo, e con essi anche le polemiche. A far discutere è soprattutto l'atteggiamento di quei settori più “istituzionali” del mondo cattolico. La Cei, quindi, ma anche Comunione e liberazione. Quest'ultima nicchia ed è probabile che si ripeta lo scenario del 20 giugno, con molti ciellini in piazza senza alcun endorsement formale della guida spirituale, don Julian Carron. Più complessa la situazione della Cei, dove sembrano esistere due anime, pur sullo sfondo di alcune perplessità sul ddl Cirinnà che sono comuni a tutti. In favore della manifestazione si è apertamente schierato il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, che ha definito la proposta di legge "una distrazione grave e irresponsabile" rispetto "ai veri problemi dell'Italia", giudicando invece l'evento del 30 gennaio "condivisibile". 

Il cardinale ha ricordato che il Family Day "è una iniziativa dei laici, con la loro responsabilità, come il Concilio Vaticano II ricorda", ma ha anche detto che si tratta di un evento "decisamente buono perché la famiglia è il fondamento di tutta la società" dal momento che "la famiglia non può essere uguagliata da nessun'altra istituzione o situazione". Meglio farebbe la politica, secondo Bagnasco, a occuparsi dei “veri problemi dell'Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”. Questa la dottrina Bagnasco. Ma poi nella Cei c'è anche la dottrina Galantino.

Il segretario della Cei, in un'intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che “se dovessimo scriverla noi una legge, certamente non conterrebbe le soluzioni proposte dal ddl Cirinnà”, ma ha posto anche una serie di distinguo che lasciano intravedere un giudizio molto meno netto sul Family Day. Ha invitato, infatti, a “evitare il muro contro muro su realtà che vedono coinvolte persone con storie dolorose alle spalle o persone comunque bisognose di avere riconosciuti alcuni diritti fondamentali. Qui non sono in gioco solo dei principi. Su di essi penso ci sia sufficiente chiarezza nella diversità delle posizioni, ma non mi stancherò di invocare un passo indietro da parte di chi conosce solo modi ideologici di accostarsi alla realtà”. E, chiamato in causa direttamente sul Family Day e sulla possibilità che un vescovo vi partecipi, ha risposto: “Potrà farlo ma non potrà pretendere che vi partecipino tutti gli altri vescovi”. Che è una risposta francamente pilatesca. 

Il fatto è che molti cattolici vedono nella famiglia e nella sua difesa non una battaglia contingente, ma una questione di principio, qualcosa per cui è in gioco l'essenza stessa di un certo modo di vedere il mondo. Di sicuro questa è la visione dominante nel popolo cattolico. Fra i suoi dirigenti, invece, c'è chi ha un approccio un po' più “politico” e più che a fare il cristiano pensa a fare il “democristiano”, nel senso deteriore che tale parola ha assunto nel linguaggio comune. Il modo di rapportarsi al Family Day, dunque, rappresenterà per il mondo cattolico e le sue istituzioni una sfida per misurare la capacità di unità, mobilitazione, intervento nella società di tutto un mondo. Che comunque sarà in piazza, con o senza la Cei, con o senza Galantino.
a.s.
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