Fiesoli, finita l'impunità: il capo spirituale de “Il Forteto” è stato condannato

18 giugno 2015, Americo Mascarucci

Fiesoli, finita l'impunità: il capo spirituale de “Il Forteto” è stato condannato
Rodolfo Fiesoli, il capo spirituale della comunità “Il Forteto” nel Mugello che per circa trentanni ha accolto bambini e adolescenti in difficoltà affidati dal Tribunale dei minori di Firenze, è stato condannato in primo grado a 17 anni e mezzo di reclusione con l’accusa di abusi sessuali e maltrattamenti ai danni degli ospiti. 

Insieme a lui sono stati condannati, l’ideologo della comunità e co-fondatore Luigi Goffredi e diversi collaboratori al vertice della struttura. Inquietante ma purtroppo veritiera  la requisitoria del pm del Tribunale di Firenze Ornella Galeotti che nel chiedere la condanna di Fiesoli e degli altri imputati ha dichiarato: “Per alcuni anni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subito una sospensione”. In che senso? I

l riferimento è sicuramente al livello di impunità e di protezione di cui ha potuto godere Fiesoli nonostante già fossero note da anni le storie di abusi e maltrattamenti che venivano perpetrati fra le mura della comunità. 

L’indagine della Procura ha messo in luce omissioni e disattenzioni da parte degli psichiatri e degli assistenti sociali che sono sembrati chiudere gli occhi o far finta di non vedere ciò che avveniva là dentro. Ma non è tutto. Nel 1985 lo stesso Fiesoli  si era visto infliggere una condanna per corruzione di minorenne e atti di libidine violenta; nonostante ciò il Tribunale ha continuato ad affidargli la cura dei bambini  e le istituzioni pubbliche a foraggiare Il Forteto con cospicui finanziamenti. Come è stato possibile? Molto semplicemente il “guru del Mugello” a differenza di chi come don Pierino Gelmini è stato massacrato mediaticamente ed è morto senza che una verità processuale abbia fatto piena luce sulle accuse contro di lui, ha potuto godere di difese d’ufficio di alto profilo in quella Firenze culla della cultura catto-comunista che lo  ha sempre trattato come un “esponente del clan”, dunque da proteggere. 

Quando Fiesoli fu condannato negli anni '80 certa cultura non mise sotto accusa lui ma il magistrato che lo aveva portato alla sbarra, il poi eurodeputato Carlo Casini, ritenuto dai sostenitori del Forteto pregiudizialmente ostile a Fiesoli; questo perché, pensate un po’, Casini era un cattolico che secondo certa mentalità non vedeva di buon occhio il modello proposto da Fiesoli ed incentrato su un progetto di comunità alternativo alla famiglia tradizionale. E a difendere il “santone laico” indovinate un po’ chi c’era? 

Niente meno che gran parte di quel mondo che ruotava intorno all’esperienza di don Lorenzo Milani e alla scuola di Barbiana. Fiesoli stesso dichiarò di dare vita al Forteto per portare avanti l’opera iniziata da don Milani a Barbiana vantandosi addirittura di essere stato suo amico ed allievo. Oggi naturalmente se sentite i don milanisti in servizio permanente effettivo, vi diranno che questo non è vero e che il Forteto con Barbiana non c’’azzecca nulla. Eppure all’epoca a difendere Fiesoli in seguito alla condanna scesero in campo due personalità della cultura fiorentina strettamente legate proprio a don Milani come padre Ernesto Balducci e il magistrato minorile Gian Paolo Meucci. 

Sarà proprio quest’ultimo ad affidare altri fanciulli al Forteto, avvalorando la tesi secondo cui il processo che aveva portato alla condanna del fondatore era stato un processo politico, imbastito e pilotato ad arte dalla Democrazia Cristiana con l’obiettivo di colpire il modello di accoglienza e di vita proposto dalla comunità e da lui stesso in parte ispirato. E dopo la sua morte avvenuta nel 1986 anche altri magistrati seguiranno, purtroppo, il suo esempio. Anche le istituzioni pubbliche, Regione Toscana, Comune e Provincia di Firenze sono sembrate dare credito alla tesi del complotto a danno di Fiesoli che ha continuato a beneficiare di aiuto e sostegno economico soprattutto da parte della sinistra. Fino a quando il 20 dicembre del 2011 è stato nuovamente arrestato in seguito alle denunce di abusi e maltrattamenti giunte da diversi ospiti della comunità. 

L’impianto accusatorio della Procura è sembrato reggere totalmente al giudizio di primo grado, così come sono sembrate confermate le omissioni e le coperture di cui la “cricca” ha potuto beneficiare per anni. 

Ora c’è chi è arrivato anche a chiedere l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta per fare piena luce sulle connivenze politiche ed istituzionali di cui avrebbero  goduto i signori de Il Forteto. 

Poi certo ci saranno probabilmente altri gradi di giudizio prima di arrivare al definitivo accertamento della verità processuale, ma intanto appare evidente la volontà delle istituzioni chiamate in causa di chiamarsi fuori dalla vicenda; della serie “Fiesoli? Chi lo ha mai conosciuto?”.  Non è un po’ troppo comodo?


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