Il rischio per l’Italia se la Grecia fallisce

18 giugno 2015, Luca Lippi
Il rischio per l’Italia se la Grecia fallisce
In realtà la risposta è abbastanza semplice, sono 40 miliardi di euro che corrispondono all’esposizione del nostro Paese nei confronti della Grecia. Considerando che solo la città di Roma ha debiti per oltre 8,5 miliardi, in termini macro non è un’esposizione così pericolosa (la Germania e la Francia stanno molto peggio di noi e non sembrano molto preoccupate!)

Questo non significa che in Italia non potranno esserci ripercussioni. 

È valido il concetto di quanto un’economia sia pronta a fare fronte a uno shock finanziario, un’economia debole potrebbe tremare di fronte a uno shock finanziario di modeste dimensioni nonostante il medesimo shock potrebbe essere appena percepito da un’economia assai più solida.

E qui arriviamo al punto! E se fosse l’Italia il vero elefante nel negozio di cristalleria “Europa”?

Facciamo una disamina veloce della questione: Italia e Grecia condividono molto dal dopoguerra ad oggi sia per stile di vita sia per gestione non proprio impeccabile della cosa pubblica. Di fatto però, quanto condiviso all’epoca dell’entrata nell’euro (parliamo della manipolazione dei dati di bilancio), l’Italia ha subito risistemato tutto rimuovendo il “camouflage” mentre la Grecia ha seguitato lasciando i conti così come fossero reali, e questo ha accelerato la sua caduta fino all’esplosione del buco di bilancio del 2011.

Il problema dell’Italia invece (parliamo sempre dall’entrata nell’euro) sono stati i governi; quello Berlusconi approfittando degli effetti positivi (per tutti i Paesi dell’area) immediati dell’entrata nella moneta unica ha speso piuttosto che utilizzare il beneficio per ridurre il deficit pubblico. Prodi tentò di sistemare la situazione ma non ha mai avuto una maggioranza “matura” e quindi tornò Berlusconi che in un colpo solo (Alitalia e cancellazione dell’ICI definitiva) “sbrindellò” ulteriormente il buco di bilancio.

Poi intervenne Monti, e poi Letta e infine Renzi che defenestrò Letta perché certo della fine della fase acuta della crisi (si dice scambiare cerchioni arrugginiti per “cerchi magici”!) e voleva prendersi il merito della ripresa senza dover dimostrare di saper “condurre”!

Dalla deflazione si è passati alla stagnazione, che in termini puramente populistici significherebbe “meglio niente che stare peggio”; tuttavia l’Europa ha una velocità di marcia sua, e anche i Paesi più vicini al nostro (Francia e Spagna) hanno una velocità superiore alla nostra. Le prospettive non sono buone neanche per i prossimi due anni, è prevista una sostanziale stagnazione (quando la crescita prevista è nulla rispetto alla media dei paese appartenenti alla medesima area economica è sciocco parlare di segnali positivi!).

Il problema per l’Italia è strutturale e non congiunturale, e quindi anche lo “sbattere di finestra” della Grecia potrebbe essere fatale (e comunque la Grecia ha la seconda porta di casa sulla Russia!).
Finora sorretti da massicce dosi di morfina a spese delle classi meno fortunate (precari e pensionati) oggi più che mai il problema per l’Italia è il debito pubblico che continua ad assumere forme più ingombranti. Poiché il debito pubblico si riduce con massicce dosi di crescita, la speranza che nell’attesa della crescita il debito smetta di lievitare è remotissima, e allora anche una scheggia fuori bersaglio (la Grecia) potrebbe fare esplodere il “ponfo italico”. L’esplosione dell’Italia sì che farebbe un gran rumore!

Piccolo passo indietro: L’Italia non cresceva o cresceva a fatica (e meno degli altri) sia prima che dopo l’euro. L’ultima stagione di crescita decente si è vista negli anni Ottanta, grazie a massicce dosi di debito pubblico, e i guadagni finirono in gran parte nelle tasche di corrotti. Dal circa +2% annuo degli anni Ottanta si scese a +1,4% negli anni Novanta, +0,6% nel 2000 e -0,5% ogni anno negli ultimi cinque. 

Oggi la situazione sarebbe quanto meno “non perniciosa” (QE e costi energetici favorevoli), ma l’immobilità di Renzi uno e Renzi due (quindi inutile tornare alla prima versione come minaccia il Matteo fiorentino) sta vanificando ogni possibilità di “aggancio”. Troppe le occasioni perse, troppo l’immobilismo, troppi i chilometri percorsi inutilmente con carta e penna in mano solo per non farsi beccare a non fare niente nei corridoi dell’azienda Europa. 

L’ottimismo, unico programma su cui il premier riesce a fare qualcosa, non è funzionale alla “crescita”, e allora cerchiamo almeno di salvare la cristalleria di casa!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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