Family day, i distinguo della Chiesa e la scure laicista sui prof di religione

18 giugno 2015, Americo Mascarucci
Sabato pomeriggio a Roma in piazza San Giovanni si svolgerà il Family Day organizzato da numerose organizzazioni cattoliche e non, in difesa della famiglia fondata sul matrimonio, contro il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili caldeggiato fra gli altri dal premier Matteo Renzi e contro la diffusione della teoria gender nelle scuole

Family day, i distinguo della Chiesa e la scure laicista sui prof di religione
Ufficialmente la Chiesa non ha aderito
alla manifestazione che si annuncia “apolitica” e “aconfessionale” nonostante ad animarla ci siano diverse realtà ecclesiali. 

Tuttavia nelle ultime ore sta facendo molto discutere la lettera che don Filippo Morlacchi, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale scolastica del Vicariato di Roma ha inviato a tutti gli insegnanti di religione invitandoli a partecipare alla giornata e a favorire il maggior numero di adesioni possibili. Il sacerdote ha spiegato che il Vicariato non è fra i promotori dell’iniziativa, quindi non è possibile mobilitare le parrocchie per portare gente, ma ha altresì sottolineato come in questo momento il dovere dei cattolici sia quello di farsi sentire, gridando il proprio no a quei tentativi che rischiano di mettere in crisi l’istituto della famiglia. 

Della serie: “La Chiesa non è in prima linea ma sta dietro le quinte”. Una lettera che quasi sicuramente ha trovato il pieno assenso del Vicario di Roma Agostino Vallini da sempre molto sensibile al tema della difesa della famiglia. La Chiesa ha scelto di non esporsi come avvenuto in passato quando alla guida della Cei c’era il cardinale Camillo Ruini, lasciando dunque campo libero all’iniziativa dei movimenti laicali. Ha scelto di non esporsi in prima persona forse per non prestare il fianco alle strumentalizzazioni di chi è pronto ad accusare il Vaticano di intromettersi negli affari dello Stato, condizionando le libere scelte del Governo e del Parlamento.  In più non è un mistero che anche all’interno della Conferenza Episcopale italiana sul tema del riconoscimento dei diritti civili, non c’è unanimità di giudizio, ma posizioni spesso divergenti fra conservatori e progressisti. 

Tuttavia le recenti prese di posizione di Papa Francesco sui temi della famiglia sembrerebbero lasciar intendere se non proprio una “benedizione” della manifestazione quantomeno un “tacito assenso”. Ciò che sconcerta è la reazione scomposta, e come al solito pregiudizialmente ostile, dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, i quali di fronte alla nota del Vicariato indirizzata ai prof di religione, hanno denunciato “la contraddizione di un sistema – quello appunto dei docenti di religione – pagati dallo Stato ma scelti dalle curie, un sistema che andrebbe riformato alla radice”. Una polemica che era già stata sollevata a Milano quando dall’Arcidiocesi ambrosiana era partita una nota a tutti i prof di religione chiedendo di  ricevere un elenco di tutte le scuole in cui venivano organizzati corsi di gender, quelli cioè che pretendono di insegnare ai bambini che non c’è differenza fra l’essere maschi o femmine e che nessuna legge naturale impone l’unione fra persone di sesso differente.  

Il solito esempio di “razzismo rovesciato” ossia il tentativo di tappare la bocca alle voci critiche che non vogliono adeguarsi allo spirito laicista e relativista del tempo, alla dittatura del pensiero unico. Chi è che dovrebbe indicare gli insegnanti di religione cattolica nelle scuole se non le curie? Chi è che può certificare realmente il grado di preparazione e l’idoneità ad insegnare di queste persone? O forse si pretende di omologare anche l’insegnamento della religione nelle scuole,  magari delegando ai presidi o ai collegi dei docenti il compito di stabilire come insegnare la religione agli alunni che, liberamente, scelgono di frequentare l’ora specifica?  Magari facendo pure credere ai ragazzi che nel Vangelo c’è scritto che non esistono differenze uomo-donna e che l’omosessualità è un dono di Dio?

Si può o meno discutere sulla presa di posizione del Vicariato in favore del Family Day di sabato, ma è assurdo pretendere di mettere il bavaglio ai prof di religione o impedire che questi possano interloquire con le curie diocesane per ciò che concerne le modalità e i criteri di insegnamento. Altrimenti il principio di laicità dello Stato, sacro ed inviolabile, garanzia di pluralismo anche educativo, rischia di trasformarsi nella dittatura del relativismo etico, una dittatura che lungi dall’essere una tutela dei diritti rischia di trasformarsi in oppressione culturale.   
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