1070 giorni d'attesa burocratica per i farmaci anti-cancro

18 giugno 2015, Orietta Giorgio
1070 giorni d'attesa burocratica per i farmaci anti-cancro
Un’attesa di 1070 giorni per chi di tempo ne potrebbe avere poco. Un malato di cancro, spesso in fase avanzata, deve aspettare quasi tre anni per poter utilizzare un nuovo farmaco
che potrebbe salvargli o miglioragli la vita.

L’indagine svolta dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) promossa congiuntamente dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) e dall’Associazione Italiana di Oncologica Medica (Aiom), sottolinea quanto sia articolata la procedura necessaria alla fruizione dei farmaci anti-cancro da parte dei malati oncologici nel nostro Paese. 

Quali sono i passaggi burocratici che rubano tutto questo tempo?  

Si parte dalla casa produttrice che brevetta il nuovo farmaco per passare poi all’Agenzia Europea per i medicinali (Ema) che impiegherà circa 400 giorni per la documentazione necessaria affinché la medicina sia messa in commercio; poi è la volta dell’Agenzia italiana (AIFA) che esamina la pratica impiegando circa 500 giorni; infine la pratica passa alle Regioni e ai singoli ospedali.  

In tutte le Regioni (tranne Lombardia e Marche) il farmaco dovrà essere inserito nei rispettivi Prontuari Terapeutici Ospedalieri Regionali: in media servono 100 giorni, ma si passa da un massimo di 170 in Calabria a un minimo di 40 in Umbria.  

Francesco De Lorenzo, presidente FAVO spiega: "Nelle Regioni che non hanno il Prontuario Terapeutico Ospedaliero i farmaci innovativi sono disponibili più tempestivamente. E le decisioni delle Commissioni regionali, locali e ospedaliere, che non aggiungono valutazioni scientifiche sul farmaco rispetto a quelle di EMA e AIFA, possono determinare inaccettabili disparità tra Regione e Regione, violando il diritto di tutti i malati ad avere accesso in tempo utile ai nuovi farmaci autorizzati". 

I pazienti, quindi, in base a dove vivono, rischiano di essere "discriminati", gli esperti spiegano si tratta di una forma di "razionamento occulto" che provoca grandi differenze fra i pazienti. 

Carla Collicelli del Censis: "In pratica una Commissione territoriale può escludere dal Prontuario regionale un farmaco autorizzato dall’AIFA e un Prontuario Ospedaliero può a sua volta escludere dalla lista delle terapie disponibili nella struttura un medicinale presente nel prontuario della sua regione. Infine, spesso, durante l’iter autorizzativo, il passaggio dall’Aifa ai singoli prontuari regionali vede l’esclusione di alcune indicazioni terapeutiche, con l’effetto di negare il diritto alla cura ad alcuni pazienti".

Un medicinale anti-cancro fa così un lungo viaggio burocratico e impiega circa 1070 giorni per arrivare tra le mani di un paziente gravemente malato. 


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