La password della settimana è: Brexit o non Brexit?

18 giugno 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
È da settimane e mesi l’argomento degli argomenti e di quest’ultima settimana prima del fatidico verdetto non può che essere la password: Brexit o non Brexit? To leave or to remain? E le ansie, le aspettative, le discussioni politiche, i su e giù delle borse non fanno che confermare che è proprio Londra il centro del mondo.

Probabilmente aveva ragione De Gaulle nel mettere in guardia l’Europa nascente dai rischi che avrebbe comportato l’includere anche la Gran Bretagna. Fino ad ora Londra è rimasta dentro per quel che le ha fatto comodo, i vantaggi di mercato; ma tenendosi per sé la sua Sterlina. Ora, a quanto pare, anche questo non le fa più comodo.

“Ma cos’è questa Brexit?” canticchierebbe con la sua graziosa vocina in falsetto il commendatore Rodolfo De Angelis, sulle note anni ‘30 del suo celeberrimo “Ma cos’è questa crisi?”
Ha un senso che la Gran Bretagna si sganci da un’Europa sempre più Merkel-minded? Un’Europa prigioniera di una logica contabile suicida e disumanamente cieca?
Teniamoci le domande e lasciamo agli esperti di scapicollarsi in approfondimenti.
Certo, l’operazione sembra oleata e imburrata da tutte le necessarie ipocrisie: Cameron si straccia le vesti, i grandi esperti da lui assoldati strillano come le oche del Campidoglio, Obama da lontano fa gli scongiuri. Forse persino la Regina, rubando qualche attimo al compiacimento dell’autocelebrazione, darà ai suoi sudditi un poco sentito suggerimento di prudenza: gli Inglesi sono grandi nel teatro, e non sono secondi a nessuno nella commedia. Ma in ogni caso, persino se inaspettatamente mercoledì vincessero i “remain”, i vantaggi per la Gran Bretagna nelle trattative per un futuro riassetto sarebbero garantiti e l’attuale psicodramma funzionerebbe come una splendida arma di ricatto.

Tutto ciò premesso, c’è veramente da ammirare la genialità degli Inglesi nel coniare parole capaci, come in nessun’altra lingua, di unire sintesi e ampiezza di significati. Brexit possiamo considerarlo la sintesi di British exit, uscita britannica; o più compiutamente Great Britain’s exit, uscita della Gran Bretagna, il risultato non cambia: è un termine agile, dinamico, facilmente pronunciabile ma anche immediatamente memorizzabile e in perfetto stile inglese, come lo è smog, composto con sintesi ineguagliabile dalla somma di smoke, fumo, più fog, nebbia. In più funziona come un fortissimo slogan, orgoglioso e consapevole di sé. È la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come la creazione linguistica porti in sé le tracce della fantasia evocativa. Perché, come sosteneva Croce, la lingua, prima ancora che dalla necessità di spiegare, è nata dall’esigenza di esprimere.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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