Puppato (Pd): «Quel blitz somiglia a un rapimento: il Pd non può far finta di niente»

18 luglio 2013 ore 14:07, intelligo
Puppato (Pd): «Quel blitz somiglia a un rapimento: il Pd non può far finta di niente»
di Andrea De Angelis La senatrice democratica Laura Puppato, intervistata da IntelligoNews, afferma in merito al giallo kazako: «Oggi ci incontriamo come gruppo del Senato con Epifani per fare chiarezza sul caso». Di certo non ammette che si parli di “Ragion di Stato”: «Siamo dinanzi solo ad una inutile pretesa da parte del ministro Alfano a rimanere nella sua posizione, quel blitz somiglia molto ad un rapimento». E sul caso Calderoli-Kyenge, la Puppato è chiara: «Tra chi riveste incarichi istituzionali e l’uomo della strada c’è una differenza eclatante, e quindi chi ha sbagliato deve pagare. Questa è la regola in un Paese normale, chi ritiene di doversi solo scusare sbaglia due volte». «Non riusciamo a far valere una logica di rispetto delle Istituzioni» spiega la senatrice, quindi per rendere l’Italia un Paese normale è necessaria «una riforma culturale, non affidandosi più allo scorrere del tempo per dimenticare le brutte parentesi istituzionali».   Senatrice Puppato, qual è il suo pensiero in merito al caso Ablyazov? «Siamo dinanzi ad una vicenda incredibile dal punto di vista istituzionale, del diritto internazionale dei fanciulli, con un blitz che somiglia molto ad un rapimento di una coniuge e una figlia di un rifugiato politico. Dinanzi a tutto questo è chiaro che una scelta di buonsenso avrebbe portato il Ministro competente alle dimissioni». La vicenda incide sulla credibilità dell’Italia a livello internazionale? «Tutta la vicenda evidenzia il fatto che non abbiamo una politica con la schiena dritta, capace di trasparenza e di un senso di responsabilità. Un elemento che deve far riflettere il Partito Democratico, il suo leader, tutti noi. Dobbiamo proseguire un cammino, questioni rilevanti ci attendono, ma serve buonsenso e che si dia vita ad un sussulto istituzionale: se così non fosse non potremo più far finta di niente...». Domani sulla sfiducia ad Alfano, numeri alla mano, a decidere sarà proprio il suo partito. «Oggi ci incontriamo come gruppo del Senato con Epifani per fare chiarezza sul caso. Non credo che si possa fingere che ci sia una “Ragion di Stato”, perché siamo dinanzi solo ad un’ inutile pretesa da parte del ministro Alfano di rimanere nella sua posizione. Un individuo che ha dimostrato come minimo scarsa capacità di controllo, e non voglio dire di più... La “Ragion di Stato”, è bene ricordarlo, si fonda su motivazioni di saggezza e precauzione, ma qui non ne abbiamo nessuna delle due, dunque non esiste».  Sul caso Calderoli-Kyenge che ci dice? «Questo Paese ha vissuto una stagione di insulti già troppo lunga, non è più tempo di pentimenti. Non voleva, non credeva, non si era reso conto... tra chi riveste incarichi istituzionali e l’uomo della strada c’è una differenza eclatante, e quindi chi ha sbagliato deve pagare. Questa è la regola in un Paese normale, chi ritiene di doversi solo scusare sbaglia due volte». Ritiene dunque che l’Italia debba fare dei passi in avanti dal punto di vista istituzionale? «Si, perchè non riusciamo a far valere una logica di rispetto delle Istituzioni. Salvo alcuni casi limitati, vedi Josefa Idem ed il suo eccesso di vigore, si rimane attaccati alla poltrona. La questione riguarda tutta la società, compresi ovviamente i partiti che sono parte di essa». Un problema più culturale che giuridico? «Si, assolutamente. Negli ultimi venti anni purtroppo si è creata tanta confusione, e quando niente vale nulla, purtroppo finisce con il valere tutto ciò che ci è consegnato. Paghiamo lo scotto di questo declino di valore di critica, c’è stata una progressione proprio in negativo. Ci si affida allo scorrere del tempo per dimenticare brutte parentesi istituzionali». Il che non equivale a risolvere i problemi... «Esatto, perchè si sedimenta il peggio, e lei mi insegna che quando io inquino un terreno, non è che richiudendolo ottengo un effetto positivo, perché il danno continua a prodursi».  
autore / intelligo
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