Marisco (Caritas): “Famiglie le più colpite dalla crisi. Richieste di aiuto anche da impiegati e quadri di azienda”

18 luglio 2014 ore 11:05, intelligo
Marisco (Caritas): “Famiglie le più colpite dalla crisi. Richieste di aiuto anche da impiegati e quadri di azienda”
di Marco Guerra
La politica, spulciando i dati sul prodotto interno lordo e la produzione industriale, si affanna a cercare spiragli di luce in una crisi che ormai va avanti dal 2008 a questa parte. A più riprese, tutti i premier che si sono succeduti hanno azzardato ad annunciare una ripresa che nei fatti e nella società reale non si riesce a percepire. La dura realtà di un Paese allo stremo è stata messa di nuovo a fuoco nel report Istat pubblicato questa settimana, secondo il quale in Italia il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà relativa hanno raggiunto 10.048.000 unità, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi 6.020.000 sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%).  La stessa fotografia è stata scattata anche dal rapporto Caritas “Il bilancio della crisi” uscito a inizio luglio, dal quale emerge la grande sofferenza soprattutto delle famiglie con figli carico. Per fare il punto della situazione IntelligoNews ha intervistato Francesco Marisco, responsabile dell’area nazionale della Caritas. Dottor Marisco da una parte si vedono segnali di luce in fondo al tunnel, dall’altra si allarga la forbice tra ricchi e poveri. La Caritas cosa registra sul territorio? «Con l’erosione dei redditi e la perdita di posti di lavoro c’è un lento scivolamento di una parte di popolazione più fragile verso la povertà. La cosa inquietante è che si tratta di fasce che prima non avevano mai avuto problemi economici». In quali aree del Paese osservate maggiori criticità e dove, invece, non vi aspettavate di trovale? «Le situazioni più drammatiche restano nel meridione dove i redditi sono più bassi e minore è il risparmio e la ricchezza accumulata per far fronte alla crisi. Molta sofferenza si trova anche nelle grandi aree urbane del nord e nel Veneto colpite dalla distruzione del tessuto industriale. Si è perfino riscontrato un aumento delle povertà in una regione come le Marche, dove il sistema industriale è ben distribuito su un territorio che negli anni ha saputo integrare e sostenere tutta la filiera delle medio-piccole produzioni. In questa regione del centro Italia si sono sentiti gli effetti della crisi della Berloni e della Indesit, anche se nei piccoli centri a vocazione agricola gli operai si sono attrezzati con l’autoproduzione e lo scambio di generi alimentari». Dai vostri rapporti emerge l’allarme per le famiglie. Specialmente quelle giovani… «Gli anziani con una pensione sono colpiti ma bene o male stanno reggendo. Le famiglie con figli, in particolar modo quelle mono reddito, composte da coppie giovani o solo da una madre con figli arrancano drammaticamente. Naturalmente a titoli di studio bassi corrispondono redditi più poveri. Tuttavia nei nostri centri di ascolto e di sostegno sono arrivati anche impiegati, piccoli imprenditori e persino qualche quadro che hanno perso il posto di lavoro”. Avete fatto anche un focus sulle politiche di sostegno. Cosa emerge? «Che se si esclude la social card e la cassa integrazione, non esistono strumenti di sostegno alla disoccupazione e alla povertà. Resta quindi scoperta una platea vastissima. Noi chiediamo una misura universale per il contrasto alla povertà assoluta. Una misura che può essere applicata progressivamente nel giro di 3-4 anni per coprire tutta la popolazione sprovvista di aiuti, come invece succede in molti Paesi europei. Non fare questo comporterà costi maggiori a lungo termine, perché si rischia che una grande fetta popolazione non potrà far studiare i figli e poi in futuro si dovrà spendere di più per sostenere nuovi poveri».
autore / intelligo
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