La parola della settimana: emergenza

18 luglio 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: emergenza
Emergenza. 

E pensare che la parola emergenza non ha sempre voluto dire emergenza. Anticamente significava emergenza, ma non nel significato che le danno oggi gli addetti ai lavori della crisi greca: era emergenza da emergere cioè uscir fuori, dall’acqua o altro liquido, dal latino e-mergere, stesso significato, figlio di mergere cioè stare dentro l’acqua o altro liquido, con l’aggiunta di quel prefisso e che indica allontanamento. E dal senso letterale nacque ben presto un senso figurato: emergere nel senso di uscir fuori dalla massa, cioè imporsi, primeggiare. Il flash-back storico potrebbe continuare: potremmo risalire molto più indietro, a quella radice mezg inclusa nel verbo, che accomuna il latino, nostra lingua madre, con tutte le altre lingue indoeuropee: un sistema venoso complicatissimo e affascinante nel quale circola il sangue linguistico di mezzo mondo: da noi neolatini fino agli Inglesi, ai Tedeschi, agli Scandinavi, agli Slavi, ai Russi, giù giù fino agli Indiani. 

E ancora, da quella radice indoeuropea mezg nasce in latino, con il verbo mergere, anche il nome mergus: luccello che si immerge che, mescolato con l’aggettivo provenzale marenc, cioè marino, sarebbe divenuto, per i nostri progenitori medievali, il marangone. Noi oggi lo conosciamo meglio come cormorano, dall’antico francese cormarenc cioè corvo marino, che è tutta un’altra storia linguistica, ma le cose non cambiano: sempre di immersione e di emersione si tratta. 

Tornando ai discendenti dell’antica radice mezg, fu attraverso l’inglese emergency che emergenza anche in italiano cambiò significato, o meglio si arricchì di un significato drammatico ed emergenziale che ci porta dritti alla crisi greca. Con Tsipras nella perfetta parte del marangone (cormorano) che si tuffa con sprezzo del pericolo in un referendum suicida dal quale emerge con un trionfo personale così pesante da costringerlo immediatamente a rituffarsi in trattative estenuanti (vedi nel repertorio giornalistico alla voce maratona) per uscirne spennato e intontito; e per rituffarsi di nuovo nelle risse parlamentari di casa sua, in difesa di un accordo impossibile. Lui, il marangone greco, nello slancio entusiasta dei tuffi, aveva sottovalutato la graniticità tedesca del fondo marino, prendendo per alghe fluttuanti e malleabili quelle che invece erano rocce oscure e salde, ancorate laggiù a far da sentinelle. 

E gli toccò constatare di persona che la matematica non è un’opinione e nel conto dei debiti e dei crediti, nonostante l’emergenza, due più due fa sempre quattro.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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