Good Bank vicine ad essere acquistate. Verso il colpo di scena all'italiana

18 luglio 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Sul filo di lana corrono le offerte vincolanti relative alle quattro banche Banca Etruria, Carife, Banca Marche e Carichieti.
Domani alle 18 il termine ultimo di presentazione per la presentazione delle binding offer (offerta con impegno vincolante) sulle nuove Bancaetruria, Carife, Banca Marche e Carichieti.
Al momento, le offerte note sono quelle di tre private equity, Apax, Lone Star e Apollo che si erano fatti avanti in fase di manifestazioni di interesse.
Invero Apax e Lone Star non sono così entusiasmati quanto Apollo di chiudere l’operazione, determinante è il fatto che per le good bank sarà necessario un processo di rilancio e turnaorund, e Apax è un private equity di tipo tradizionale, poco propenso a investire in situazioni complesse. Lone Star addirittura non avrebbe ancora deciso se finalizzare l'offerta. 

Good Bank vicine ad essere acquistate. Verso il colpo di scena all'italiana

Resta Apollo che finora sembra il più convinto sul dossier, anche se il disegno iniziale (mai concretizzatosi) era quello di unire B.Carige e Banca Marche. Apollo dovrebbe manifestare un'offerta su tutte le 4 banche nel quadro di una valorizzazione che, d'altra parte, dovrebbe includere investimenti finalizzati al rilancio degli istituti.
La sorpresa che crea la suspance dell’ultimo minuto, come da prassi, è il fatto che dopo la latitanza di novembre (l’epoca in cui si sarebbe potuto fare avanti per il salvataggio) nella partita della cessione potrebbe inserirsi con una mossa a sorpresa una vecchia conoscenza: il fondo interbancario.
C’è da dire che a novembre il fondo interbancario non disponeva ancora della sua seconda sezione, quella su base volontaria, una sezione che invero non è riuscita a costituirsi per tempo all’epoca del salvataggio dei banca Etruria.
L’intervento del fondo interbancario ha una sua logica; la valutazione che si fa in queste ore negli ambienti finanziari è di una proposta che non dovrebbe superare il mezzo miliardo a essere molto, ma molto ottimisti.
I realisti ipotizzano addirittura una cifra di 300-400 milioni. Il che significherebbe per il fondo di risoluzione, che ha fornito una dotazione di 1,4 miliardi, e per le banche che lo hanno alimentato (in primis Intesa, Unicredit e Ubi) una perdita secca di un miliardo.
Ecco perché l’intervento della sezione 2 del fondo interbancario, quella che è stata creata alla fine del 2015. In questo caso l’offerta sarebbe assai più corposa: 1,6 miliardi, forniti dagli istituti di credito che alimentano il veicolo finanziario del Fitds.
Dove sta l’interesse a spendere una somma infinitamente più alta? E’ questione di bilanci. Nel primo caso (quello della cessione a un fondo internazionale di private equity) la perdita di un miliardo rispetto alla dotazione diventerebbe deficit secco da registrare a conto economico dei singoli istituti.
Nel secondo, la discesa in campo del fondo interbancario, il miliardo e 600 milioni sarebbero registrati a bilancio come credito e quindi come una voce attiva. E poi c’è un altro punto chiave: non fornire al mercato un prezzo di riferimento (quello di vendita ai fondi) che sarebbe una tagliola in vista di altre operazioni, come un’eventuale ricapitalizzazione di altre banche in crisi, a cominciare dal Monte dei Paschi.


autore / Luca Lippi
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