Agenda Ue, l'Europa è nuda e l'Italia resta in mutande

18 maggio 2015, Marco Guerra
Il Piano Ue per far fronte all’emergenza immigrazione nel Mediterraneo rischia di trasformasi nell’ennesimo flop, figlio delle nette divergenze fra i 28 Paesi membri. 

Nelle prossime ore i ministri Esteri e Difesa, riuniti a Bruxelles, dovrebbero pianificare nel dettaglio l’operazione navale volta a fermare gli scafisti nel Canale di Sicilia, o almeno è quanto si aspetta la rappresentate della Politica
Agenda Ue, l'Europa è nuda e l'Italia resta in mutande
Estera dell’Unione, Federica Mogherini, che in mattinata ha dichiarato: "Oggi mi aspetto la decisione politica formale di stabilire l'operazione navale, quindi con l'indicazione di quartier generale e di comando". 

Ma il vero campo di battaglia su cui si scontrano da giorni le cancellerie del Vecchio Continente è la questione delle quote obbligatorie di accoglienza dei migranti riservate ad ogni Paese Ue in base alla sua popolazione e al suo Pil. Una misura contenuta nel cosiddetto Piano Juncker messo a punto la scorsa settimana a seguito nuove stragi di migrati avvenute a largo della Libia. 

A guidare il fronte anti-quote e l’Ungheria che, attraverso il suo ministro per i rapporti con l'Europa, Szabolcz Takacs, ha detto senza giri di parole di “essere in contatto con gli altri Paesi contrari” con i quali sta “cercando di rinsaldare i legami per trovare altri alleati”. A poche ore dal vertice, il rappresentate del governo magiaro ha quindi stilato la lista dei Paesi pronti a bocciare la proposta dell’accoglienza obbligatoria: “La Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Paesi Baltici, la Polonia e il Regno Unito. E, se non sbaglio, ora si é aggiunta anche la Francia". Anche il premier socialista francese Valls, infatti, nel fine settimana non ha nascosto che il piano messo a punto dalla Commissione Ue la scorsa settimana “non ha mai corrisposto alle proposte francesi". 

Parole a cui Parigi fa corrispondere i fatti: alla frontiera di Mentone con l’Italia, solo nell’ultima settimana, sono stati respinti circa mille nord-africani che cercavano di raggiungere la Francia. C’è poi lo scoglio più duro rappresentato dal governo conservatore britannico che, proprio negli ultimi giorni, ha ribadito la propria contrarietà alle quote di ingresso obbligatorie imposte dall’Europa. E mentre si ingrossa il fronte sovranista che vuole bloccare il piano Ue, l’Italia vede allungarsi le ombre dell’ennesimo fallimento delle politiche comunitarie sull'immigrazione. "Non voglio nemmeno immaginare che il piano Juncker salti", ha affermato oggi il ministro dell' interno, Angelino Alfano, dicendosi convinto che la ricetta europea sull'equa distribuzione gode "comunque" del sostegno dei partner europei: "Se si prefigurano dissensi -sottolinea- è perché si interviene sulla sostanza, ma non credo che la Commissione Ue si sarebbe avventurata in una scelta del genere se non avesse avuto la percezione di una disponibilità degli Stati a procedere". “La nostra linea è netta – aggiunge Alfano - tutta l' Europa deve farsi carico del tema dei profughi. Non siamo intenzionati a indietreggiare su questo principio". Poco dopo gli ha fatto eco il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che, prima di entrare alla riunione a Bruxelles, ha lanciato un monito a tutte le diplomazie europee: “Non si deve tornare indietro, perchè l'Europa non farebbe una figura all'altezza dell' Europa". 

Gentiloni ha poi commentato le dichiarazioni del premier francese, Manuel Valls: "Per il momento si presenta piu' come distinguo che come no”, e ha definito la ricollocazione dei migranti una misura dal “significato politico e perfino culturale straordinario". Talmente straordinario, infatti, che l’Europa dei 28 stasera rischia di registrare una spaccatura senza precedenti. Secondo molti analisti i ministri degli Esteri e della Difesa si limiteranno ad approvare la missione di difesa navale e si accorderanno per un sostanziale rinvio delle misure sulle quote di accoglienza dei profughi. Con buona pace di Renzi e di certa stampa che da settimane parlano di una svolta nella politica comune europea sull'immigrazione.

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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