Ilva, Emiliano parte civile e Vendola imputato. E il vescovo cavalca Strasburgo

18 maggio 2016 ore 10:12, Americo Mascarucci
Non ha protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell'Ilva. 
Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate. Motivo per cui è stato aperto il procedimento contro il nostro Paese. Le denunce erano state presentate fra il 2013 e il 2015. Alcuni cittadini rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati.
Nel ricorso si sostiene che "lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l'ambiente e la loro salute" mentre al Governo si contesta di aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico attraverso i cosiddetti decreti "salva Ilva". 
Concetto ribadito peraltro anche dal governatore pugliese Michele Emiliano a margine del processo 'Ambiente svenduto' nell'aula Alessandrini del tribunale di Taranto dove c'è stata la prima udienza del processo per il presunto disastro ambientale che secondo gli inquirenti sarebbe stato causato dall'Ilva.
Una presenza quella di Emiliano in aula che ha fatto molto discutere visto che la Regione si è costituita parte civile in un processo che vede imputato anche l'ex Governatore Vendola. "Questo non è - ha spiegato Emiliano ai giornalisti - un piccolo processo per limitati episodi di inquinamento ambientale. Bisogna sanare un'apparente incongruità: com'è possibile che un impianto continui a funzionare nonostante la magistratura accusi i precedenti gestori di reati così gravi? Tutto questo può accadere grazie ai decreti che hanno sospeso le possibilità di tutelare la salute dei cittadini tarantini".

Ilva, Emiliano parte civile e Vendola imputato. E il vescovo cavalca Strasburgo
Il processo vede imputate 44 persone fra le quali i fratelli Fabio e Nicola Riva della proprietà Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l'ex presidente della Provincia Gianni Florido, l'ex presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, l'ex responsabile dei rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, l'ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, l'avvocato Francesco Perli (uno dei legali dell'Ilva), l'ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l'autorizzazione integrata ambientale all'Ilva, Dario Ticali e il deputato di Sel (ex assessore regionale) Nicola Fratoianni. 
Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, difensori dell'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva (Pd), hanno riproposto la richiesta di ricusazione nei confronti del presidente della Corte d’Assise, Michele Petrangelo, presentando la documentazione mancante in occasione della prima udienza del dibattimento.  
Sul processo che si è aperto a Strasburgo ha levato la voce il vescovo di Taranto, monsignor,Filippo Santoro: "Quello di Strasburgo è un attacco diretto e formale allo Stato italiano in cui si chiede che venga fatta luce sulla questione in maniera adeguata. Ci si chiede inoltre se in questi anni, dal 2012 a oggi, siano state portate avanti le bonifiche sul territorio. Allo stesso tempo resta aperta anche la questione occupazionale oltre che quella dell'assetto societario".
"182 persone – ha proseguito monsignor Santoro – hanno fatto varie volte azioni verso le entità europee. Questa volta la Corte europea di Strasburgo ha accolto l’azione di queste famiglie che si traduce in un’accusa verso lo Stato italiano che non ha tutelato e difeso adeguatamente la salute dei cittadini. Quando entra in causa la difesa della salute dei cittadini siamo sempre molto attenti perché è il primo bene da difendere e salvaguardare. Si tratta di un intervento pienamente legittimo da parte dei cittadini – ha aggiunto monsignor Santoro – un’azione che mette in moto lo Stato italiano. I cittadini ora aspettano risposte vere perché la tutela della salute è un bene imprescindibile".


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