Hillary: Bill Clinton segretario al Tesoro. Scivolone o colpo di genio?

18 maggio 2016 ore 10:14, intelligo
di Alessandro Corneli

L’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, se la moglie  sarà eletta il prossimo 8 novembre prima donna alla Casa Bianca, non  avrà l’ambigua soddisfazione di diventare, a sua volta, “first husband” (“primo marito”). Hillary, infatti, ha detto che gli conferirà un importante incarico economico, probabilmente con il titolo di capo per la sicurezza economica, che non è formale come quella di Segretario al Tesoro (equivalente a ministro dell’Economia), ma si collocherebbe tra il Tesoro stesso e la Fed con un rapporto speciale con la Presidenza. Chi non avrà manifestato entusiasmo per questa trovata della ormai certa candidato del Partito democratico alla Casa Bianca sarà stato certamente il direttivo della Fed che potrebbe considerare questa eventuale nomina come un primo attentato alla sua indipendenza.

Hillary: Bill Clinton segretario al Tesoro. Scivolone o colpo di genio?
Gli anni di Bill Clinton alla presidenza hanno coinciso con un forte sviluppo economico, con l’affermazione a livello mondiale della globalizzazione e con la crescita della finanziarizzazione dell’economia poiché fu proprio Clinton
ad abolire la Legge Glass-Steagal del 1933 con cui il presidente Franklin Delano Roosevelt separò l’attività delle banche commerciali, dedicate al credito per famiglie e imprese, dall’attività delle banche d’investimento o d’affari che giocano in Borsa e possono svolgere anche attività assicurativa. In realtà, Clinton si limitò a promulgarne l’abrogazione nel novembre 1999, decisa da un Congresso a maggioranza repubblicana su pressione delle stesse banche, quindi a poco più di un anno dalla fine del suo secondo mandato presidenziale. Quindi l’annunzio dato da Hillary ha il valore di una strizzatina d’occhio agli ambianti finanziari repubblicani, perplessi di fronte alla candidatura di Donald Trump.

Non sempre però gli effetti corrispondono alle intenzioni. L’intenzione di richiamare in servizio il marito, affermando che “saprà affrontare e risolvere i problemi di coloro che si trovano in grande difficoltà nel settore minerario ed energetico”, Hillary ha implicitamente ammesso la sua scarsa competenza sui temi economici, proprio in una fase delicata: la crescita c’è, ma non è così robusta da escludere nuovi rallentamenti: se il secondo e il terzo trimestre, a ridotto del voto, non forniranno dati positivi incontrovertibili, la vittoria della Clinton sarebbe a rischio di fronte al decisionismo di Trump che afferma di volere ripristinare la leadership americana proprio nei confronti dei maggiori competitori economici, facendo capire di non essere ostile a qualche forma di protezionismo gradita ai sindacati. Incontrando poi Henry Kissinger, teorico del realismo in politica estera, il quasi certo candidato repubblicano ha voluto mandare un segnale rassicurante a coloro che lo accusano di avventurismo in campo internazionale. 
Le prossime settimane diranno se, aprendo la prospettiva per un ruolo importante al marito, Hillary ha avuto un colpo di genio o ha fatto uno scivolone. O se, più semplicemente, ha risolto un bisticcio in famiglia.

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