Gb, ergastolo alla Medea italiana Samira: uccise le figlie di 3 anni e 17 mesi

18 maggio 2016 ore 11:05, Adriano Scianca
Un “delitto rabbioso, animato da un desiderio di vendetta”. Così il giudice britannico ha definito il gesto di Samira Lupidi, la giovane mamma italiana (di Martinsicuro, Teramo) e da anni residente in Inghilterra, accusata di aver ucciso le due figlie di un anno e mezzo e di tre anni. La donna è stata condannata all'ergastolo.  Per la legge inglese, questo significa che per 24 anni non potrà beneficiare di sconti o riduzioni varie (giudicata colpevole di un reato analogo, Anna Maria Franzoni è stata condannata in via definitiva a 16 anni di carcere). La sentenza è stata emessa dal giudice della Crown Court di Bradford, che ha tradotto in pena, secondo l’ordinamento anglosassone, il verdetto di colpevolezza emesso dalla giuria popolare, composta da sei donne e sei uomini. 

Gb, ergastolo alla Medea italiana Samira: uccise le figlie di 3 anni e 17 mesi
Sarebbe stata la donna, dunque, ad accoltellare Evelyn, di 3 anni, e Jasmine, di appena 17 mesi, a novembre del 2015. Su questo, del resto, non c'erano dubbi: la donna italiana aveva ammesso di aver ucciso le figlie, ma di non essere colpevole di omicidio, invocando una colpa attenuata con un vizio parziale di mente al momento del delitto. Samira Lupidi era finita in cella il 17 novembre 2015, quando le due bimbe erano state trovate prive di vita. Le tre si trovavano in quel momento nella casa famiglia dove la polizia aveva ritenuto di trasferirle assieme alla mamma, dopo che questa aveva denunciato di aver subito percosse dal marito 31enne nell'abitazione in cui vivevano, a Heckmondwike, nel West Yorkshire.
 
Secondo il giudice, è stato un “delitto rabbioso, animato da un desiderio di vendetta, commesso in uno spasmo di violenza innescata da un week end di episodi violenti”. Secondo quanto emerso dal processo, durato una settimana, Samira “aveva formato una convinzione delirante di essere in pericolo di vita, che il marito la volesse abbandonare e che non avrebbe più rivisto le bambine”. All'origine del delitto ci sarebbe stato il delirante principio “se non posso averle io, non potrà averle lui”. Alla pronuncia del verdetto della giuria Samira era presente ed è scoppiata in un pianto a singhiozzi, calmata da una guardia di sicurezza. La 24enne non era invece presente alla lettura della condanna, pronunciata davanti ai famigliari del marito, Carl Weaver, e che ha raccolto un coro di “sì” dalla tribuna del pubblico che assisteva al processo.
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