Almodovar a Cannes 2016 è sesso? Con ‘Julieta’ “una gran voglia di contenimento”

18 maggio 2016 ore 15:25, intelligo
di Luciana Palmacci

Almodovar con nuova sensibilità e pudore, e con un taglio che sfiora il thriller, ritrova ancora quell'universo femminile che ha tanto indagato nel corso della sua carriera. Il Festival di Cannes 2016 ha accolto con un coro d’applausi 'Julieta', l’ultimo film del regista spagnolo. Pellicola enigmatica che racconta la storia di una madre piegata dall'esistenza. A differenza di un Woody Allen o uno Steven Spielberg, che hanno chiesto esplicitamente di presentare le loro opere fuori concorso, Pedro non ha temuto il giudizio della giuria e ha accettato volentieri il concorso, anzi lo ha cercato. 
Almodovar a Cannes 2016 è sesso? Con ‘Julieta’ “una gran voglia di contenimento”

A differenza degli altri suoi personaggi, stavolta il regista si è concentrato su una madre vulnerabile, passiva, sofferente e con minor capacità di combattere, non ha cambiato molto le proprie abitudini, “mi accosto ai film nella stessa maniera, ciò che cambia radicalmente è la storia" ha detto. Per il suo ventesimo film Almodovar è tornato ai suoi vecchi “almodrammi”, anche se molto più sobrio. Oltrepassare i 60 anni ha procurato al regista quel cambiamento di spirito che gli ha fatto mettere da parte l’umorismo: “Invecchiando divento sempre più austero. È come se avessi una gran voglia di contenimento. È sobria la messa in scena del film, in cui predomina il bianco. Nessuno canta. Julieta è un dramma. Ho rinunciato al melodramma, mio genere preferito”. 

A Julieta ha regalato il volto di due diverse attrici, Adriana Ugarte e Emma Suàrez (la prima Julieta giovane, la seconda matura), entrambe sul red carpet col regista. Perché la scelta di due donne differenti? Prendendo esempio dal film “Quell’oscuro oggetto del desiderio” del suo maestro Brunuel, avrebbe ammesso di non amare per niente l’invecchiamento artificiale del make up. Le due protagoniste vanno così a unirsi alla lunga galleria si muse del cinema di Pedro Almodovar, non senza difficoltà: “Ho dovuto nascondermi in un luogo triste. Mi sono preparata con il trucco e i costumi, ma soprattutto costruendo la solitudine del mio personaggio” racconta Emma Suàrez, alla quale le fa eco Adriana Ugarte: “Prima di girare abbiamo sostenuto lunghe prove per riuscire a vivere i nostri personaggi. Pedro era una fucina di idee, i personaggi ogni giorno per stimolarci a farli nostri”. 

Meno ‘melò’, a livello visivo Julieta mantiene però il marchio di Almodovar nell'uso del colore. Il regista, figlio del technicolor non cessa di lodare l'attenzione ai dettagli e al realismo la costruzione degli ambienti sono parte integrante nel cinema drammatico del regista rinominati scherzosamente da lui "almodrama".
autore / intelligo
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