“Rimosso” Pontiglio ‘cristiano e occidentale’? Non si può dire la verità (neanche storica)

18 maggio 2016 ore 17:04, intelligo
di Marina Simeone

Prova di Forza del Ministero dei Trasporti, che fa rimuovere da Pontiglio i Cartelli della discordia. Paese dell’ovest Bresciano, guidato da una giunta leghista di centrodestra, da dicembre, ha tappezzato il paesino con cartelli marroni eloquenti: “Paese a cultura occidentale e di profonda tradizione cristiana. Chi non intende rispettare la cultura e le tradizioni locali è invitato ad andarsene”. Il leghista Alessandro Seghezzi, sindaco di Pontiglio è stato assalito dalle critiche provenienti da diverse voci che dal parroco del paese arrivano a Cgil, Fondazione Piccini e pure l’Associazione studi giuridici sull'immigrazione. I detrattori parlano della violazione della Costituzione e da Roma il Ministero ha sostenuto che “ I cartelli devono sparire entro due settimane, non sono idonei al codice della strada perché irrispettosi degli articoli riguardanti i cartelli turistici e di territorio”. 

“Rimosso” Pontiglio ‘cristiano e occidentale’? Non si può dire la verità (neanche storica)
Ma il sindaco rispettoso dello stile salviniano tira diritto, difeso dal popolo, che si sente tutelato probabilmente da chi difende la propria identità più che da chi parla un po’ aleatoriamente di costituzione e leggi sulla cartellonistica. L’azione viene difesa dal sindaco che ha dichiarato:
“E’ un invito a rispettare la cultura e le tradizioni locali. Una cultura che si fonda sul rispetto reciproco: dalla donna alla musica, dall'arte ai costumi, dalle usanze ai riti tradizionali. Il rispetto altrui, è per noi, la prima vera forma di civiltà e libertà»”. Per il vicesindaco di Brescia, Laura Castelletti, la segnaletica ha un sapore religioso eccessivo: «Pensavo di vivere in uno Stato Laico, ero pure convinta che in Italia non ci fosse religione di Stato e non sapevo che la donna potesse essere inserita negli usi e costumi di un Paese». 

Il Ministero dei Trasporti intanto è pronto ad intervenire qualora il sindaco Seghezzi non rispetti la sua ordinanza precisa e persino la Corte dei Conti è stata già informata per verificare un eventuale danno erariale. In attesa delle elezioni di giugno ancora tutto può succedere, nel mentre il braccio di ferro è iniziato. Al di là di credenti e laici la difesa di una identità che suona come identità nazionale, divenuto leitmotiv in una Europa in fermento, potrebbe rappresentare la necessità di definire chi siamo e chi non vorremmo essere; una risposta ad un mondialismo, che per renderci tutti uguali ha finito col renderci figli di nessuno.
autore / intelligo
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