Divorzio lampo no, divorzio breve sì: ecco come funziona. Se la separazione dura meno di una gravidanza...

18 marzo 2015, Americo Mascarucci
Divorzio lampo no, divorzio breve sì: ecco come funziona. Se la separazione dura meno di una gravidanza...
Divorzio breve sì, divorzio lampo no. L’Aula del Senato ha infatti stralciato dal disegno di legge sul divorzio breve, il comma che prevedeva la possibilità di saltare la fase della separazione nel momento in cui entrambi i coniugi sono d’accordo a far cessare immediatamente gli effetti civili del matrimonio e non ci sono a carico figli minorenni, figli disabili o figli maggiorenni al di sotto dei 26 anni non autosufficienti. 

Resta in piedi in sostanza la versione originaria del ddl che prevede una riduzione dei tempi di separazione, dagli attuali tre anni ad un anno, riducibile a sei mesi nel caso in cui c’è il consenso alla separazione da parte di entrambi i coniugi e non ci sono figli a carico che rientrano nelle categorie sopra indicate. 

Lo stralcio della norma è stato proposto dal Partito Democratico, con la seguente motivazione: qualora il testo fosse inviato alla Camera con il comma sul divorzio lampo, l’intero disegno di legge potrebbe essere a rischio. Meglio quindi, secondo il Pd, portare a casa il divorzio breve evitando percorsi accelerati che potrebbero rivelarsi alla fine dannosi, facendo saltare l’intero impianto della legge. 

Alla fine lo stralcio è stato votato da tutti i gruppi parlamentari ad eccezione dei 5stelle, di Sel e dei senatori del PSI. Voto contrario anche dalla senatrice a vita Elena Cattaneo che ha così motivato il suo no: "A due persone sposate, adulte e senza figli o con figli maggiorenni, non può essere negato di accedere subito al divorzio se è consensuale. Non si tratta di scelte etiche o morali ma della tutela dei diritti di ogni persona a poter decidere di se stessa. In queste materie l'interferenza dello Stato deve essere il più vicina possibile allo zero". 

Appunto, perché lo Stato dovrebbe forzare le situazioni? Accorciare i tempi della separazione ci può pure stare, anche perché quando una coppia “scoppia” e c’è la volontà di chiudere definitivamente un’esperienza matrimoniale fallimentare, inutile allungare i tempi e imporre una sorta di “accanimento terapeutico”. Tre anni di separazione sono troppi? E’ sufficiente un anno o addirittura sei mesi nel caso in cui non ci sono figli e c’è il consenso dei due coniugi? Perfetto, ma perché pretendere sempre tutto e subito? 

E’ proprio così scandaloso concedere comunque alla coppia un periodo pur minimo di riflessione per valutare e ponderare ciò che si sta facendo? Tre anni come detto sono troppi, ma almeno sei mesi vogliamo lasciarli? Invece no, divorzio subito, “cotto e magnato” come si dice a Roma. Insomma, anche il matrimonio ha ormai lo stesso valore di un qualsiasi oggetto “usa e getta” da scartare nel momento in cui si presume scaduto. Una mentalità quella dello scarto che ha preso ormai il sopravvento nella società contemporanea, senza risparmiare nulla Tutto ciò che non piace, non soddisfa e non rende felici è da buttare,  perché è di ostacolo ad una vita fondata sull’egoismo individuale e sulle pulsioni dell’io. E’ assurdo, lo ribadiamo, imporre ad una coppia di restare unita ad ogni costo ma lo Stato dovrebbe preoccuparsi, non di scoraggiare il divorzio che resta comunque sempre un fallimento, ma nemmeno di agevolarlo, fino a rendere impossibile qualsiasi possibilità di ripensamento. 

Perché dare per scontato che un periodo di separazione, anche breve, non possa portare ad un risultato diverso da quello che si presumeva in partenza? E’ proprio così scontato che una coppia in crisi non possa ritrovare le ragioni per tornare unita e magari ripensare una decisione che sembrava irrimediabile? Non si tratta di principi etici o religiosi, ma di puro e semplice buonsenso.

Il buonsenso che spesso sembra mancare ai cultori dello scarto, ai fautori del “tutto e subito” in base al presupposto che i desideri individuali debbano avere la precedenza su tutto, anche sulla capacità dell’individuo di ripensare se stesso e le proprie decisioni.


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