"Essere felici oggi. Quali sono le sette porte della felicità": parla lo psicoterapeuta Lombardozzi

18 marzo 2015, Micaela Del Monte

Essere felici oggi. Un compito arduo ma non impossibile e a volerlo dimostrare al mondo è stato Marco Lombardozzi. Medico, omeopata e psicoterapeuta, ma non solo. Parla a IntelligoNews l'ideatore di un format teatrale basato su conferenze-spettacolo con lo scopo appunto di individuare la strada che conduce alla felicità e non solo. 


La sua ultima fatica è un libro: "Le sette porte della felicità" edito da EDUP che verrà presentato oggi all 17:30 a Roma in Campidoglio presso la sala del Carroccio.L'opera oltre ad essere una raccolta delle esperienze fatte grazie alle sue conferenze-spettacolo, è anche una mappa che attraverso esempi e anche suggerimenti di pratiche che ciascuno può facilmente eseguire da solo, può insegnare ad essere felici.


Quali sono le “Sette Porte” e cosa rappresentano?


'Essere felici oggi. Quali sono le sette porte della felicità': parla lo psicoterapeuta Lombardozzi
 «Le sette porte sono sette argomenti: la gratitudine, l’amicizia, il silenzio, l’ascolto, il coraggio, il rispetto e il cambiamento; e sono sette argomenti che io ritengo fondamentali. Se una persona riesce a realizzare questi sette argomenti apre queste porte virtuali o metaforiche. Queste porte hanno un significato importante: non è un di più, è un oltre. In questa società siamo abituati al concetto di “di più”: avere più soldi, più sesso, più potere, più quant’altro. Aprire queste porte invece significa avere più possibilità di andare oltre, cioè in altri tipi di dimensioni che la fisica quantistica ci ha chiaramente dimostrato che esistono».

Qual è il vero messaggio del libro?


«Voglio trasmettere il concetto che ce la possiamo fare perché ci hanno insegnato che non ce la possiamo fare. Ci hanno detto che le sofferenze migliorano l’uomo, invece io visti i risultati proverei con la felicità, perché non sono le sofferenze che migliorano l’uomo bensì la felicità. Dobbiamo provare tutti ad essere felici perché è ovvio che intorno a noi abbiamo tanti motivi per non esserlo. Però è proprio quando c’è il buio che dobbiamo accendere la luce quindi è proprio lì che dobbiamo insistere. Bisogna scoprire tante cose, che sono frutto della mia esperienza di medico, di psicoterapeuta. Prima fra tutte è il concetto che amare non è un bisogno, questa è una cosa abbastanza scioccante quando la dico. È ovvio che è molto bello e fa piacere essere amati, ma non è un bisogno. Se scopriamo questo allora impariamo ad amare».


Dalla chirurgia, all’omeopatia fino al teatro passando per la scrittura, qual è il filo conduttore di tutto il suo lavoro?


«Il filo conduttore è sicuramente la vita. Io ho scoperto che la vita non è il lavoro che si fa o la persona con cui si sta insieme. La vita, come dice la fisica quantistica, è un processo di consapevolezza e questa consapevolezza possiamo averla lavorando, giocando, lo possiamo avere avendo l’amore, passeggiando, quindi non mi piace più l’idea di schemi. Per questo motivo se io faccio il medico non posso fare teatro? O se io faccio teatro non posso scrivere un libro? Sì, possiamo fare tutto, possiamo creare la vita tutti, e non è un caso che le ultime ricerche sul DNA confermano che noi possiamo cambiare la nostra mappa genetica e quindi possiamo creare la vita»

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