Divorzio breve, Giovanardi (Ncd): "Ora daremo battaglia sui figli. Quanto a Scalfarotto non s'illuda"

18 marzo 2015, Marco Guerra
Divorzio breve, Giovanardi (Ncd): 'Ora daremo battaglia sui figli. Quanto a Scalfarotto non s'illuda'
È saltata al Senato la norma sul “divorzio lampo” contenuta nel disegno di legge che riduce i tempi della separazione da tre anni a dodici mesi in caso di giudiziale e addirittura a sei mesi se l’addio è consensuale. Dal testo sparisce quindi il comma che consentiva di chiedere, in alcune condizioni, la totale assenza del periodo di separazione passando così immediatamente alla fase del divorzio. Il senatore di Ncd, Carlo Giovanardi, esprime soddisfazione nell'intervista a Intelligonews, auspicando un’ulteriore modifica del ddl riguardo alle coppie con figli. Giovanardi promette inoltre battaglia contro il testo sulle unioni civili e sul caso Lupi afferma “questione meramente politica” che non dipende solo da Ncd.

Giovanardi come commenta la novità?

«Noi l’avevamo definito matrimonio in prova, con quel comma veniva sancita una pericolosa banalizzazione dell’istituzione matrimoniale. In pratica si affermava che ci si può sposare la domenica e divorziare il lunedì. Fortunatamente, ha prevalso la saggezza e la norma è stata stralciata. Ora resta da affrontare l’altro problema principale del disegno di legge, ovvero quello dei figli. Non è possibile trattare allo stesso modo i coniugi senza prole e quelli che hanno figli a carico».

La norma per il “divorzio lampo” faceva questa distinzione, nel “divorzio breve” non è prevista? 

«No, la legge che si vuole far passare dice che dalla separazione al divorzio passano sei mesi se è consensuale e un anno se è conflittuale, in entrambi i casi a prescindere che ci siano o meno figli a carico. La nostra proposta, invece, era di differenziare le due fattispecie. Io credo che quando si tratta di una famiglia con minori o anche adulti non autosufficienti ci voglia una maggiore riflessione e che lo Stato debba farsi carico degli istituti di conciliazione per rendere meno conflittuale e drammatico il divorzio. In Italia ci sono 800mila persone i cui drammi sono iniziati dopo il divorzio non prima; lo vediamo tutti i giorni nelle associazioni che si prendono cura dei padri separati. Spesso si verifica un strascico di ‘guerre’ combattute sulla pelle dei figli che avvelenano la vita di tutta la famiglia, parliamo di un problema che ha un’enorme valenza sociale».

Le statistiche dicono infatti che il divorzio è una delle principali cause di impoverimento delle famiglie italiane…

«Certo, si pone infatti anche una questione di censo. Una volta eravamo abituati che solo i personaggi famosi potevano permettersi quattro o cinque divorzi. In realtà, oggi cambia poco perché per un operaio basta un solo divorzio per finire in mezzo alla strada. Purtroppo invece nella discussione sul ddl è emerso come se il divorzio fosse la panacea di tutti i mali. È vero, in alcuni casi è l’unico rimedio a cui poter ricorrere, ma lo Stato dovrebbe essere più interessato a promuovere la coesione sociale»

Dietro l’angolo si staglia poi la legge sulle unioni civili, Scalfarotto ha detto che a maggio sarà in Aula.

«Intanto a maggio è molto difficile che arrivi, il testo base sarà votato in commissione Giustizia del Senato la prossima settimana, poi ci saranno gli emendamenti e la discussione degli emendamenti».

Ad ogni modo l’Ncd darà battaglia? 

«Noi faremo battaglia con tutte le regole che ci consente il Senato per contrastare una legge che apre all’adozione e all’utero in affitto per i gay, in pratica si rischia di alimentare il mercimonio degli uteri di povere donne dell’Est Europa o del Terzo Mondo. Ragazze disperate che portano in grembo un figlio per nove mesi, lo mettono al mondo e poche ore dopo la nascita se lo vedono portare via da una coppia gay. Queste sono tecniche per il ritorno alla schiavitù»

Su questo tema rischiate lo scontro frontale con il Pd.

«Non ci interessa affatto, la maggioranza degli italiani, e direi anche degli omosessuali, la pensa come noi. La nostra posizione sarà fermissima e sappiamo che è condivisa non solo da gran parte dell’opposizione ma anche da molti senatori del Pd, quindi Scalfarotto non si faccia illusioni»

Per concludere, che idea si è fatto dell’indagine sulla vicenda Incalza? Lupi non è indagato ma in molti chiedono le sue dimissioni…

«Al momento, da quello che emerge sui giornali, non si capisce bene dove sia il confine tra il reato e l’inopportunità politica di alcuni comportamenti. Mentre, ad esempio, nell’inchiesta sul Mose emersero subito delle prove solidissime contro Galan. Insomma siamo di fronte alla solita ondata emotiva che si traduce immediatamente in delle reazioni politiche, sebbene il ministro Lupi non sia coinvolto nell’inchiesta»

Quindi voi siete contrari alle dimissioni di Lupi? 

«È chiaro, ma ci sono dinamiche politiche che non dipendono solo da noi. Sel e M5S hanno presentato una mozione di sfiducia, vedremo come andrà a finire. Devo però sottolineare dei paradossi evidenti: ammesso che il figlio di Lupi abbia delle colpe, e da quel poco che è emerso non sembra che le abbia, perché deve risponderne il padre? Non ricordo che qualcuno abbia chiesto le dimissioni di Renzi perché il padre è indagato, e la Boschi non ha dovuto chiedere conto al padre per le questioni della Banca Etruria. E poi ci sono diversi sottosegretari del governo che sono indagati in prima persona e restano al loro posto senza che nessuno chieda le loro dimissioni»

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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