La verità sul Parma, parla l'esperto Fabris: "Manenti? Sconvolti a metà"

18 marzo 2015, Andrea De Angelis
Nicolò Fabris, direttore di parmafanzine.it, è il massimo esperto del Parma calcio. Con lui IntelligoNews ha parlato dell'arresto di Manenti, degli errori passati e del futuro della società ducale...

La verità sul Parma, parla l'esperto Fabris: 'Manenti? Sconvolti a metà'
Partiamo dalla notizia dell'arresto di Manenti. Si è segnato oggi il punto di non ritorno?

«Una notizia che ha lasciato tutti sconvolti a metà, nel senso che sulla figura di Manenti sono sempre circolate tante voci. Si poteva pensare che potesse essere un nullatenente che millantava di avere dei fondi, mentre c'era chi come il sindaco Pizzarotti aveva parlato di soldi che potevano avere una provenienza non chiara e che per questo non sarebbero stati ben accetti. Non potevamo magari immaginarci un arresto così repentino, ma c'erano molti dubbi sulla sua figura».  

Da parte di chi?

«Da parte di tutti, dalla stessa squadra ai dipendenti della società che continuano a non vedere uno stipendio da sette mesi, tant'è vero che i nervi a Collecchio sono decisamente tesi. La gente non ce la fa più». 

Spieghiamo questo punto, perché non si parla solo dei calciatori milionari, ma di persone come i magazzinieri che guadagnano ben altre cifre.

«Il problema è proprio questo. Gli stessi custodi, quelli che aprono e chiudono il cancello e tengono fuori gli stessi giornalisti, hanno uno stipendio magari di mille euro. Non so i numeri precisi, ma certamente non stiamo parlando di milionari. La sensazione è che la pazienza sia finita per tutti».  

Ha qualche aneddoto da raccontarci?

«Leggenda narra che sabato Manenti aveva l'intenzione di visitare lo spogliatoio prima della partita contro il Sassuolo e che sia stato gentilmente invitato, per usare un eufemismo, a non presentarsi né a Collecchio né allo stadio di Reggio Emilia».  

Il campionato è falsato o no?

«Il campionato è inevitabilmente falsato. Poi sulle cause ne possiamo parlare fino a dopodomani, è un concorso di colpe che parte soprattutto dalla vecchia dirigenza, quindi Ghirardi e Leonardi, che arriva fino agli organi che dovevano controllare e che non lo hanno fatto perché hanno permesso al Parma di iscriversi, e si conclude con tutti questi faccendieri che si sono succeduti, dagli uomini di Taçi fino a Manenti». 

Quali sono le sensazioni che arrivano dalla piazza?

«La piazza con Manenti era sul punto di esplodere. Al di là dei tifosi che a Parma sono molto civili, secondo alcuni anche troppo, la sensazione è che le sberle metaforiche Manenti rischiava di prenderle proprio dall'interno, cioè dai giocatori e dai dipendenti».  

Tante parole, pochi fatti. 

«L'unico fatto vero è stato l'arresto di oggi».  

Cosa accadrà da domani?

«Lo snodo importantissimo è proprio quello di domani con l'udienza fallimentare per una serie di debiti che il Parma ha con lo Stato. Eravamo tutti di capire il colpo di scena di Manenti, ma ora è stato arrestato e dunque con ogni probabilità il giudice decreterà il fallimento del Parma».  

Qual è la speranza?

«Che possa venire concesso l'esercizio provvisorio, tramite questo dovrebbero aiutare gli aiuti della Lega Calcio e si proverà a consegnare all'asta la società a un possibile compratore a patto che questo paghi i debiti sportivi, ovvero gli ingaggi arretrati con tutti quelli che hanno un contratto federale, dai giocatori ai dirigenti, più eventuali debiti con lo Stato».  

A quanto ammonta questa somma?

«Sui 50, 55 milioni di euro che poi possono venire rateizzati o ridiscussi perché anche parlando con molti dipendenti ho registrato un ragionamento chiaro: se falliamo e basta prendo zero, altrimenti se mi proponessero anche un 40% potrei accettare per cercare di recuperare almeno un po' dei soldi dovuti».  

Dal Fabris giornalista al Fabris tifoso: cosa si prova?

«A me piange il cuore, ho cercato di unire la passione per il giornalismo alla fede crociata e vedere questo scempio, giorno dopo giorno e sentirsi con le mani legate fa molto male. Al di là degli scoop che un giornalista può fare da un lato è tardi, dall'altro ormai c'è una sensazione diffusa di impotenza dinanzi a un castello in mezzo a quell'isola felice che era Parma e che adesso sta crollando con la stessa isola. Dopo anni di gestione assolutamente sconclusionata tutto sta andando alla deriva».  

Forse a molti è sfuggita la reale portata del problema, pensiamo a un simbolo come Asprilla che per far giocare la squadra ha proposto, se non erro, una raccolta fondi...

«Con la raccolta fondi o partecipano gli uomini più ricchi al mondo oppure è veramente difficile. La situazione stava iniziando a venire fuori, c'erano voci di stipendi pagati all'ultimo momento, di liberatorie firmate dai calciatori per mascherare un mancato stipendio pagato, di fornitori che non ricevevano i soldi. Però il discorso è sempre lo stesso: finché è una voce si può anche riportare, ma in conferenza stampa veniva sempre smentita. Ghirardi in un confronto con i tifosi disse loro di portargli una sola persona a cui doveva dei soldi».

Il ruolo della stampa?

«Nel concorso di colpa si inserisce anche la stampa, ma da giornalisti sappiamo bene  come certe cose non si possano dire senza una prova provata. Tra il saperlo e il poterlo scrivere ce ne corre parecchio...». 

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