Tunisi, Pontecorvo (Com. Ebraica): "Sembra che tra gli italiani feriti ci siano degli ebrei romani. Ora con Netanyahu..."

18 marzo 2015, Marta Moriconi
Tunisi, Pontecorvo (Com. Ebraica): 'Sembra che tra gli italiani feriti ci siano degli ebrei romani. Ora con Netanyahu...'
La rimonta di Netanyahu e ora l'atto terroristico di Tunisi. Gianluca Pontecorvo, giovane esponente della Comunità ebraica e co-fondatore del Progetto Dreyfus, parla di entrambe le questioni fornendoci una notizia: "Sembra che tra gli italiani feriti ci siano anche degli ebrei romani ora trasferiti in ospedale". 

Pontecorvo, un commento subito su quanto sta accadendo a Tunisi. 

"La vicenda del museo di Tunisi è molto grave, ci fa capire quanto la situazione stia precipitando giorno dopo giorno a pochi passi da casa nostra. Ad aggravare quanto sta accadendo, da alcune nostre fonti sembra che tra gli italiani feriti ci siano anche degli ebrei romani ora trasferiti in ospedale ma non sarebbero in pericolo di vita. L'Europa ha il dovere nei confronti dei propri cittadini di trovare soluzioni, anche importanti, affinché la minaccia del terrorismo non raggiunga i propri obiettivi". 

La rimonta c'è stata. Ha vinto Netanyahu. E pure netta, mentre gli exit poll riportavano un testa a testa. 
Perché convince ancora l'ex premier? 

"Netanyahu ha avuto la meglio rispetto agli altri competitors politici perché purtroppo i suoi punti programmatici, più incentrati sulla difesa e sulla sicurezza, anche a discapito di una insofferenza Sociale molto forte, vengono percepiti come priorità dai cittadini israeliani. Non è però solo una questione di percepito rispetto alla campagna elettorale, le minacce di Hamas, Iran, Hezbollah e Isis sono reali e molto vicine. Ecco perché "Re Bibi" - come viene ormai chiamato dai suoi sostenitori - è stato confermato al suo posto". 

Una maggioranza di destra forte contro il pericolo di uno Stato Palestinese, che con lui non "sarà mai riconosciuto".

"La coalizione che si sta delineando intorno al Likud di Netanyahu non è di destra ma di centro destra, con lui infatti c'è anche Kahlun, un vero centrista moderato che potrà occuparsi della questione walfare come già con successo affrontato in passato. La questione dello Stato palestinese poi è tutta da vedere. Uno stato palestinese, come affermato dallo stesso premier israeliano in passato, può nascere solo a seguito di un sincero e concreto processo di pace. I palestinesi negli ultimi periodi hanno lanciato una pesante campagna di demonizzazione di Israele fino a portarlo in giudizio davanti le alte istituzioni internazionali oltre i diversi attacchi lanciati dai terroristi di Hamas (oggi al governo). Uno stato palestinese può nascere solo con un accordo di pace e se questi sono i presupposti pare evidente che sono gli stessi palestinesi a non volere un proprio Stato".

L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) ha commentato con durezza e preoccupazione la vittoria di Netanyahu: Israele "ha scelto la via dell'occupazione e della colonizzazione e non del negoziato e del collaborazione". Come risponde? 

"Per rispondere a questa domanda basta vedere da chi è stata posta la questione "organizzazione per la LIBERAZIONE della Palestina". L'Olp infatti non mira alla creazione di uno stato palestinese al fianco di quello israeliano ma alla cancellazione della presenza israeliana (ed ebraica) dalla regione. Non sorprende quindi tale posizione.
La domanda che mi pongo io invece è: quali sono i propositi dei palestinesi per avere una pace? Come si possono parlare loro di pace quando nei loro atti costitutivi si invoca la cancellazione dello stato ebraico?"
 
Un governo forte e stabile capace di occuparsi sicurezza sarà più forte anche contro l'Isis?

"A livello geopolitico Israele non può ufficialmente occuparsi del problema isis. Anche al minimo intervento Israele riuscirebbe ad attrarsi contro tutta una coalizione di stati arabi che metterebbero a serio repentaglio l'esistenza stessa dello stato d'Israele. Quello dell'Isis non dovrebbe essere un problema solo israeliano ma di tutto l'Occidente". 

A Roma sta finendo l'era Pacifici. Qui quale futuro aspetta la comunità ebraica?

"La situazione è tutta in divenire, anche una piccola comunità come la nostra vive di dibattiti e dialoghi interni e per questo presumo che saranno diverse le realtà pronte a scendere in campo. Il lavoro positivo del presidente  Pacifici non è però in dubbio. Grazie ai suoi sforzi, e a quelli della sua squadra oggi la comunità ebraica di Roma è un'istituzione forte ed autorevole. Personalmente auspico che chi verrà dopo di lui lavori sotto il segno della continuità".

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