Lavoro, i dati di gennaio preoccupano Renzi: già finito l'effetto Jobs Act?

18 marzo 2016 ore 12:19, Luca Lippi
Il tentativo di descrivere a tutti costi la situazione come una situazione del tutto sotto controllo e anzi dalle sfumature decisamente positive, continua senza soluzione di continuità in barba ai dati macro che parlando di ritorno alla deflazione e soprattutto al desolante colpo d’occhio che mostra saracinesche abbassate e supermercati deserti offre un’immagine del tutto diversa.
L’Inps suona la carica sul dato dei contratti a tempo indeterminato del 2015, già abbondantemente ridimensionati nelle rilevazioni trimestrali, tuttavia pare strategicamente funzionale riproporli. Aumentano i contratti a tempo indeterminato in Italia. Nel corso del 2015, il numero complessivo delle assunzioni è stato pari a 5.527.000, con un incremento di 655.000 unità rispetto al 2014 (+13%). 

Lavoro, i dati di gennaio preoccupano Renzi: già finito l'effetto Jobs Act?
Le assunzioni a tempo indeterminato sono passate da 1.274.000 nel 2014 a 1.934.000 nel 2015, con un incremento di 660.000 unità (+52%). Nello stesso arco temporale, le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e dei contratti di apprendistato sono passate da 401.000 a 654.000, con un incremento di 253.000 unità (+63%). Complessivamente, nel 2015, i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di 913.000 unità rispetto al 2014 (+54%). Nel 2015, il saldo fra assunzioni e cessazioni è risultato pari a 563.000 posizioni lavorative (nel 2014 era risultato negativo per 47.000 posizioni).
Poi però arriva gennaio 2016 dove, sempre secondo l’osservatorio del precariato dell’Inps rileva che rallenta vistosamente il flusso delle assunzioni. Sono risultate 407.000, con un calo di 120.000 unità (–23%) sul gennaio 2015 e 94.000 unità (-18%) sul gennaio 2014. Il rallentamento ha coinvolto soprattutto i contratti a tempo indeterminato (–70.000, pari a -39%, sul gennaio 2015 e -50.000, pari a -32%, sul gennaio 2014). Calcolando il boom dei voucher, i buoni del lavoro con cui pagare il lavoro accessorio (leggi “apoteosi del precariato”), a gennaio del 2016, rispetto al gennaio 2015, i vaucher hanno registrato un incremento del 36% pari a 9,2 milioni di buoni venduti.
Qualche azienda preferisce rastrellare bonus e incentivi prima di chiudere l’attività e mettere in strada famiglie intere. Malversazioni di una strategia poco attenta? 
Per quanto riguarda la composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra per le assunzioni a tempo indeterminato una riduzione delle retribuzioni intermedie (tra 1.250 e 2.000 euro) e un incremento della quota di quelle superiori a 2.000 euro, in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nel corso del 2015. Anche per i contratti a termine si evidenzia un leggero slittamento verso retribuzioni maggiori, con una riduzione della quota di quelle inferiori a 1.500 euro
autore / Luca Lippi
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