Mai più "Free Willy", SeaWorld rinuncia allo sfruttamento delle orche

18 marzo 2016 ore 11:34, Micaela Del Monte
Niente più orche assassine e questa volta per fortuna non si parla di estinzione. Ad annunciare l'"addio" all'utilizzo di questi animali per show marini è stata la catena di parchi acquatici SeaWorld che ha dichiarato che non alleverà più questi animali in cattività. Un addio per il quale bisognerà però aspettare il 2019. 

Mai più 'Free Willy', SeaWorld rinuncia allo sfruttamento delle orche
Rispondendo alle crescenti critiche da parte di difensori dei diritti degli animali, di agenzie governative e legislazioni statali, la società a cui fanno capo i parchi di San Diego, Orlando e San Antonio ha fatto sapere che l’attuale generazione di orche in suo possesso sarà l’ultima a vivere in cattività. “Dobbiamo rispondere al cambiamento di atteggiamento che abbiamo contribuito a creare”, ha annunciato Joel Manby, presidente e amministratore delegato di SeaWorld Parks and Entertainment, in un articolo sul Los Angeles Times. A portare a questa decisione però non è stata soltanto la sensibilità dei clienti mutata negli anni e gli spettacoli con tali animali, dagli anni Settanta quando sono iniziati in qua, hanno visto diminuire costantemente il pubblico. SeaWorld era poi finita sotto i riflettori dopo un libro del 2012, “Morte a SeaWorld: Shamu e il lato oscuro delle orche in cattività” di David Kirby e il documentario del 2013 “Blackfish”, il cui protagonista Tilikum, un’orca maschio di 35 anni catturato da cucciolo in Islanda e responsabile della morte di tre persone, è oggi in pericolo di vita per una infezione batterica che i veterinari non sono sicuri di poter curare. Manby ha osservato che “sono quattro decenni che SeaWorld non cattura più un’orca”, e che quindi quelle in suo possesso saranno le ultime in cattività. I parchi tuttavia non libereranno l’attuale popolazione di mammiferi marini dei suoi acquari, animali “che o sono nati lì, o lì hanno vissuto per la maggio parte delle loro vite”, ha spiegato l’amministratore delegato. 

L’esperienza insegna, dopo il caso di Keiko, la celebre orca protagonista del film del 1993 “Free Willy”, la cui liberazione nel 2002 è stata un clamoroso fallimento. Rimessa in mare aperto, Keiko non imparò mai a tornare una balena: non aveva la capacità di trattenere il respiro, nuotare vigorosamente e catturare il cibo e fu trovata morta di polmonite un anno dopo il “rilascio” in un fiordo della Norvegia.
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