Caso Verdini, Puppato (Pd): "Ricordo che D'Alema fu eletto coi voti del Ccd-Cdu"

18 marzo 2016 ore 14:26, Lucia Bigozzi
“Il governo D’Alema fu eletto con 55 voti dell’allora Ccd-Cdu, di cosa stiamo parlando? Renzi non ha in mente il partito della nazione e Verdini non sta al governo col Pd”. In sintesi il ragionamento che la senatrice dem Laura Puppato, sviluppa nella conversazione con Intelligonews, il giorno dopo la condanna in primo grado emessa nei confronti del leader di Ala per la vicenda dell'appalto per la ristrutturazione della Scuola Marescialli della Guardia di Finanza a Firenze. 

La condanna di Verdini, ancorchè in primo grado, rischia di far saltare l’asse con Renzi e dunque la costruzione del Partito della nazione?

«Notoriamente rifuggo dall’idea del partito della nazione e trovo che la cosa nel lungo periodo non sarebbe compresa dai nostri elettori e dagli italiani, e oltretutto non credo affatto che sia l’iniziativa che intenda portare avanti Renzi. Detto questo, Verdini è il leader del suo gruppo politico che si è creato nella frastagliata e quasi infinita crisi del centrodestra portato avanti nel corso di questi anni. Credo che Verdini avrà il suo bacino elettorale e risponderà ai suoi elettori e dovremo valutare come finirà la sua vicenda processuale prima di esprimere giudizi di alcun genere»

Come risponde a minoranza dem che punta il dito sui rischi di un asse con Verdini? Pd di nuovo a un passo dall’implosione?

«Proprio ieri a Palazzo Madama ho incontrato un senatore che mi faceva notare come il governo D’Alema sia stato eletto on 55 voti dell’allora Ccd-Udc, ovvero un’area che ricomprendeva anche i fuoriusciti dalla destra e dal centrodestra. Con questo voglio dire che stiamo parlando del governo D’Alema di 15 anni fa; credo che avere la memoria storica sia obbligatorio, altrimenti lasciamo spazio a quella infinita, sotterranea, malvagità che in politica trova particolarmente spazio specie dal punto di vista mediatico. Questo Paese finora non è mai riuscito – salvo che non ci si riesca con la riforma della legge elettorale ed è il mio auspicio – a eleggere un governo di centrosinistra omogeneo. Ci sono sempre stati numeri traballanti o mancanti; ciò significa che abbiamo sempre avuto governi di coalizione: non è una grave malattia o peggio ancora, una bestemmia.

In che senso?

«In Germania c’è e nessuno si permette di criticare la Merkel per questo. E siccome la matematica fino a prova contraria, non è un’opinione, se i numeri non tornano hai la necessità di individuare una parte politica che sia più vicina su alcune tematiche di carattere fondamentale per il governo. Sappiano bene anche noi ciò che abbiamo vissuto ad esempio sulla questione dei diritti civili e sappiamo che probabilmente non riusciremo a far approvare una riforma delle adozioni come vogliamo noi, o una nuova legge 40 o a lavorare bene sulla legge 194; credo che proprio per questo si stia portando avanti il tema della riforma costituzionale associata alla riforma elettorale rispetto al quale mi trovo compiutamente concorde». 

Insisto: il “caso” Verdini rischia di far implodere il Pd? Cosa sta avvenendo?

«Bisogna dire le cose come stanno: o si prende atto e viene toglie la fiducia dicendo che non ci si riconosce non nella coalizione ma nelle politiche del governo e quindi nelle scelte del Pd, oppure come probabilmente è secondo me, queste sono battaglie pre-congressuali che assumono toni asprissimi per poi trasformarsi nella necessità di garantire ciascuno la propria, chiamiamola fazione»

Lupi per molto meno e senza essere indagato si è dimesso da ministro. Verdini dovrebbe farlo?

«Non è mica al governo Verdini… non mi risulta che lo sia».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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