Valter Foffo, Meluzzi: "Doveva tacere. Parola gay ormai impronunciabile, rete è politicamente corretta"

18 marzo 2016 ore 16:42, Andrea De Angelis
"A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno". Valter Foffo – dopo Porta a Porta – torna a parlare del figlio Manuel, accusato insieme a Marco Prato dell’omicidio di Luca Varani, il 23enne seviziato, torturato e ucciso dopo un festino di sesso, alcol e droga. E lo difende a partire da un punto fermo: "No, mio figlio non è gay e sì, è stato ricattato da Marco Prato". L’intervista che rilascia al Messaggero è tutta tesa a smentire l’omosessualità del figlio che con Prato "ha avuto un solo rapporto sessuale lo scorso 31 dicembre" e non, "come è stato scritto", anche nei momenti che precedevano l’omicidio. IntelligoNewsne ha parlato con lo psichiatra Alessandro Meluzzi...

Come legge le ultime dichiarazioni di Valter Foffo? C'è un padre che non riconosce l'omosessualità del figlio?
"La bruttezza e la dimensione sgradevole di queste affermazioni diventa la vera cartina tornasole di quella che per me è una inadeguatezza psicologica. Usciamo dai recinti del politicamente corretto, del padre che non riconosce l'omosessualità del figlio, delle comprensioni e delle dinamiche educative. Direi che un uomo di questa età che si esprime con questo linguaggio sgangherato rispetto al contenuto e soprattutto al contesto in cui viene utilizzato, mi sembra mostrare una certa fragilità. Dietro questa inappropriatezza psichica possono starci mille dinamiche patologiche nel rapporto padre-figlio, nelle quali io non mi spingerei per non cadere nella trappola della superficialità". 

Avrebbe preferito il silenzio?
"Credo che ci siano delle cose di cui non si può e non si deve parlare con questo linguaggio. Soprattutto non si deve usare questo stile in una circostanza simile, che esige un attimo di raccoglimento, di silenzio, di profondità. Di un sentimento sanissimo che è quello della vergogna a cui io ho dedicato anche un libro". 

Valter Foffo, Meluzzi: 'Doveva tacere. Parola gay ormai impronunciabile, rete è politicamente corretta'
Il padre dice anche che il figlio è stato ricattato e ha avuto solo un rapporto sessuale con quell'uomo. Che significato dà a queste frasi?
"Questo aggrava ulteriormente le cose. Pensare che questa argomentazione possa far entrare nel merito degli aspetti investigativi della storia è errato. Pensare cioè che possa cambiare il profilo dell'evento mi sembra assurdo. E comunque anche dal punto di vista della condotta processuale farebbe bene a tacere, almeno per un po' di tempo". 

Il fatto che la rete si indigni profondamente contro quest'uomo cosa dimostra? Simili temi non devono essere toccati?
"La rete reagisce con la cultura del politicamente corretto. Vuole che non si dica che non si deve chiamare la questione del genere in questa vicenda, ed è giusto, ma dovrebbe reagire soprattutto per la totale inadeguatezza comprensiva dal punto di vista umano di queste frasi. La reazione è sennò francamente moralistica: ci sono alcune cose che non devono essere dette. La parola gay ormai è impronunciabile, già dire che una cosa è nel mondo gay risulta offensivo. L'interlocutore è talmente suscettibile che persino gli angeli esiterebbero a poggiargli il loro leggerissimo piede. Entrare nel merito di questa vicenda chiamando in causa il genere suscita una reazione che però si veste con l'indignazione del mondo gay". 

Dunque la vera ragione è un'altra. 
"Certo, quello che veramente suscita una reazione viscerale è la bruttezza complessiva di quelle parole. Se lui avesse detto 'mio figlio è un grande puttaniere', non sarebbe offensivo verso i gay, ma verso le donne! Qualunque cosa venga detta accostandola alla protezione del figlio è offensivo per chi ascolta ancor prima che per le categorie che vengono chiamate in causa". 
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