Rassemblement del centrodestra? La “scusa” sono le regionali

18 novembre 2014 ore 10:46, Americo Mascarucci
Rassemblement del centrodestra? La “scusa” sono le regionali
Dunque, stando alle previsioni della vigilia, domenica prossima il partito Democratico è il gran favorito per il governo dell’Emilia Romagna e per quello della Calabria.
Il condizionale è d’obbligo perché la storia insegna che gli elettori sono imprevedibili. Tuttavia la “regione rossa” per antonomasia, l’Emilia per l’appunto, non dovrebbe riservare sorprese nonostante le inchieste sulle spese pazze che hanno investito alcuni ex consiglieri del Pd, così come la Calabria dove il centrodestra si presenta in ordine sparso. In Emilia fra l’altro si svolge una competizione tutta interna fra Forza Italia e Lega, con Salvini che punterebbe al sorpasso sull’alleato (e non è detto che il gioco non riesca). Le tensioni maggiori tuttavia rimangono quelle fra “berlusconiani” e “alfaniani”, tensioni che, come nel caso della Calabria, finiranno molto probabilmente con il favorire la vittoria del centrosinistra in una regione tradizionalmente di centrodestra. Il Nuovo centrodestra continua a vivere in una sorta di “cono d’ombra” a metà fra Renzi e Berlusconi. Qualche giorno fa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha visitato un paese della provincia di Viterbo dove ha incontrato gli elettori per parlare del futuro dei piccoli ospedali. A riceverla c’era di tutto e di più; oltre ai quadri provinciali dell’Ncd c’erano gli ex amici forzisti, ma anche esponenti del Pd; perché è vero che la Lorenzin è un ministro del governo Renzi, ma è stata anche commissario di Forza Italia nel Lazio. La posizione oscillante degli alfaniani divisi al loro interno fra chi ritiene indispensabile proseguire la collaborazione con il Pd renziano e chi invece vorrebbe ritornare nell’alveo del centrodestra, sta creando anche situazioni “anomale” nelle amministrazioni locali, dove si rischia di trovare esponenti dell’Ncd da una parte e dall’altra. A livello nazionale fra Alfano e Berlusconi volano gli stracci al suon di "venduti, traditori, poltronisti", slogan gridati continuamente dai forzisti all’indirizzo degli ex amici di partito; sul territorio però ci sono situazioni in cui pare che la scissione del Pdl non sia mai avvenuta, al punto che, come in provincia di Viterbo, gli esponenti di Forza Italia si presentano all’incontro con il ministro Lorenzin, come se si trattasse ancora di un ministro del loro partito. La confusione è tanta, ma fino ad oggi gli esponenti dello stesso Ncd si sono giustificati sostenendo che le “ambiguità” locali rispecchiano inevitabilmente l’incertezza del quadro nazionale. Alfano continua ad oscillare fra Renzi e Berlusconi per il timore di veder andare in frantumi la sua creatura come avvenuto in Calabria, dove gli ex An capitanati da Giuseppe Scopelliti hanno scelto di sostenere il candidato, o meglio la candidata di Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre i fedelissimi dell’ex ministro Gaetano Quagliariello, il più antiberlusconiano degli alfaniani, con in testa l’ex sottosegretario Gentile, hanno scelto di correre da soli insieme all’Udc. Una spaccatura che sembra destinata a “regalare” la regione al Pd. Non va meglio nel Lazio dove è sempre più evidente la distanza fra ex democristiani ed ex An, una distanza che si è evidenziata soprattutto alle ultime elezioni europee con la “guerra” delle preferenze fra l’ex Dc Alfredo Antoniozzi e i fedelissimi di Andrea Augello schierati a sostegno di Roberta Angelilli. I primi più possibilisti ad accordi con il Pd ed il centrosinistra nei livelli locali, i secondi invece nettamente contrari. Una situazione che prima o poi non potrà non implodere portandosi dietro tutte le sue inevitabili, quanto ingestibili, contraddizioni. Contraddizioni che, per la verità, anche i berlusconiani continuano ad alimentare, spesso disattendendo le indicazioni nazionali, e preferendo sostenere nelle consultazioni locali gli ex amici dell’Ncd rispetto agli amici di An che stanno in FI. Insomma, una maionese impazzita.
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