Istat: l’export italiano sopravvive grazie ai mercati extra Ue?

18 novembre 2015 ore 9:37, Luca Lippi
Istat: l’export italiano sopravvive grazie ai mercati extra Ue?
La crescita congiunturale dell'export, la prima dopo tre mesi di consecutiva flessione e in linea con l'incremento dei livelli di attività (+0,2% la variazione mensile della produzione industriale), è imputabile all'aumento delle vendite verso i mercati extra UE (+5,2%), mentre verso l'area UE si registra una contenuta flessione (-1,1%). Ce lo dice l’Istat che comunica anche un surplus commerciale di 2,2 miliardi (+1,9 miliardi a settembre 2014) in crescita rispetto ai circa 1,9 miliardi di agosto.

Nonostante il recupero registrato a settembre, nel terzo trimestre 2015 la diminuzione congiunturale dell'export è rilevante (-2,3%), diffusa a tutti i principali raggruppamenti di prodotti e più marcata per l'area extra UE (-4,2%) rispetto a quella Ue (-0,7%). Nello stesso periodo, si registra una contenuta riduzione della competitività dell'Italia rispetto ai principali partner europei: la quota nazionale sull'export dell'area UEM è in lieve diminuzione (-0,3 punti percentuali) rispetto al trimestre precedente, mentre è invariata per lo stesso trimestre del 2014. Sempre a settembre, i mercati che manifestano una crescita dell'export particolarmente sostenuta sono: Stati Uniti (+18,4%), Belgio (+16,1%), Spagna (+12,2%) e Polonia (+11,6%). In rilevante espansione le vendite di autoveicoli (+30,4%), di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici (+8,7%) e di computer, apparecchi elettronici e ottici (+8,6%). In particolare, un forte stimolo alla crescita dell'export proviene dalle vendite di articoli farmaceutici in Belgio e di autoveicoli negli Stati Uniti. Nei primi nove mesi dell'anno l'attivo raggiunge i 30 miliardi (+56,1 miliardi al netto dell'energia). Le esportazioni nazionali registrano un ampio incremento tendenziale (+4,2%), sostenuto anche per l'import (+3,7%), specie se al netto dell'energia (+8,3%).

La congiuntura sarebbe la produzione industriale, e allora vediamo sempre i dati Istat sull’argomento. Nel 2009, la produzione industriale aveva perso il 25%, per poi recuperare nel 2010 e 2011, e scendere nuovamente nel 2012 e nei primi mesi del 2013; a partire dagli ultimi due anni la produzione industriale non sta vivendo una vera e propria ripresa, ma una stagnazione, con l'indice che oscilla tra 75.5 e 77 (fatta base 100).

Scrive l’Istat nello specifico: A settembre 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,2% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre … Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2015, i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+23,2%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+12,3%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+4,8%). Le diminuzioni maggiori si rilevano nei settori dell'attività estrattiva (-4,5%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-4,0%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-2,5%).

Emerge il rilevante contributo apportato dalla fabbricazione di mezzi di trasporto, per via della ripresa dell'attività di FCA (Fiat Chysler Automobilies), togliendo questo dato che è sostanzialmente ininfluente (preso da solo) per poter parlare di “boom” la situazione è che la produzione industriale è in stagnazione dal 2009 ad oggi.

In conclusione fatta salva la rilevazione sull’export, questa è un dato positivo nei numeri ma negativo in prospettiva, nel senso che l’Europa rallenta e inevitabilmente ci saranno ripercussioni macro anche si dati Italiani, e che l’industria italiana sta solamente svuotando i magazzini (grazie ai mercati extra Ue) senza far girare “le catene”.

autore / Luca Lippi
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