Perché la parola dell'anno fa ridere ed è una emoticon?

18 novembre 2015 ore 10:11, Andrea De Angelis
Perché la parola dell'anno fa ridere ed è una emoticon?
Parole, parole, parole
cantava Mina. "Di burro", ha aggiunto qualche anno fa Carmen Consoli. E le parole, si sa, non emozionano solo attraverso la musica, ma anche nei testi, al cinema, nella lettura di un brano sacro come di una favola per bambini. Parole che sanno e possono sconvolgere, essere "peggiori delle pietre", provocare fratture insanabili. Minacce, ma anche ponti. Parole di pace, di cui tutti oggi abbiamo bisogno. 

Ma qual è la parola più usata dell'anno? Non la indovinerete mai, semplicemente perché non è propriamente una parola. Definitela così se volete, ma più di uno storcerà il naso. Di fatto il risultato mostra che il mondo ha voglia di sorridere, anzi ridere, fino alle lacrime. Che poi, se ci pensiamo bene, è il desiderio di ogni epoca. 
L'emoji che ride con le lacrime agli occhi è stata proclamata "parola dell'anno" dal prestigioso Oxford Dictionary. La faccina che ci aiuta nei messaggi per esprimere ilarità e voglia di sdrammatizzare ha vinto su diverse parole molto pronunciate in questi mesi, da "rifugiato" a "Brexit" (l'uscita del Regno Unito dall'Ue). Ma come ha motivato questa scelta uno dei dizionari più noti del pianeta? Nel modo più ovvio possibile: "Riflette meglio l'umore e le preoccupazioni del 2015". "Per la prima volta, la Oxford Dictionaries Word of the Year è una immagine", spiega il blog dell'Università inglese.

L'eloquenza dell'emoji è ormai nota a chi ama i social network: basta pensare che, come ricorda Repubblica, secondo il sito The Verge, Twitter sta testando la possibilità di far esprimere apprezzamento per un tweet non più solo assegnando un cuoricino (simbolo che di recente ha sostituito la stella), ma potendo scegliere tra diverse faccine. Un modo per arrivare al dislike, ovvero al "non mi piace", che da tempo si accosta a Facebook. Anziché il pollice o i cuoricini, dunque, tanto vale puntare sulle faccine. 


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