Parigi, Dambruoso (esperto terrorismo): "Il rischio attentati a Roma e Parigi è uguale, ma cambia la quantità"

18 novembre 2015 ore 11:44, Lucia Bigozzi
Parigi, Dambruoso (esperto terrorismo): 'Il rischio attentati a Roma e Parigi è uguale, ma cambia la quantità'
“La qualità del rischio attentati è la stessa tra Roma e Parigi, ma cambia la quantità rispetto allo schema seguito dagli attentatori nella capitale francese. In Italia non ci sono segnali di attacchi strutturati come quelli avvenuti a Parigi”. Stefano Dambruoso, parlamentare di Scelta Civica con una lunga carriera di magistrato esperto di terrorismo internazionale commenta con Intelligonews le dichiarazioni del ministro Alfano sul rischio attentati per il nostro Paese. 

Il ministro Alfano ha dichiarato: “Roma e l’Italia esposte come Parigi”. Che significa?

«È da tempo che analisti ed esperti segnalano che la qualità del rischio è la stessa di quella nelle altre città. L’unica cosa che cambia è la quantità: in Francia ci sono tra le due e le tremila persone considerate foreign fighters o operative per quanto riguarda la logistica degli attentati; in Italia c’è un potenziale di un centinaio di persone, quindi la differenza è sostanziale»

In base alla sua esperienza di magistrato anti-terrorismo internazionale nelle parole del ministro dell’Interno si può leggere la preoccupazione di un possibile attacco imminente?

«Sulle eventuale imminenza di un attacco nessuno ha la sfera di cristallo, anche perché si tratta di azioni di singoli e in questi casi non è possibile fare prevenzione. Viceversa, non ci sono segnali di attacchi strutturati in Italia come quelli avvenuti a Parigi, ovvero con gruppi di almeno venti attentatori coinvolti, oltre 120 morti e attacchi in più luoghi della città. Siamo appena usciti dall’Expo in maniera sana e credo che per il momento questa preoccupazione possiamo tenerla lontana».  

La difficoltà del blitz di Saint-Denis, con gli attentatori-kamikaze e comunque muniti di esplosivo, racconta di un terrorismo che ha cambiato pelle, rispetto a quello che finora conoscevamo?

«Anzitutto racconta quello che attendiamo di capire fino in fondo, ovvero se si tratta veramente di una cellula che faceva parte di quelle operative e attive nella programmazione degli attentati. Inoltre, non si sa ancora nel dettaglio se tra le persone asserragliate nell’appartamento c’è l’uomo considerato la ‘mente’ degli attacchi terroristici. Infine osservo che rispetto alla presenza massiccia della stampa a Saint-Denis verrebbe da dire, con un po’ di esperienza, che quando si arriva a fare una cosa del genere, prima si fanno gli arresti poi si fa avvicinare la stampa. Vedremo se si tratta di una delle cellule del gruppo di fuoco; senza dubbio si può parlare di una cellula estremista come molte ce ne sono a Parigi e dintorni. Penso anche che da parte delle forze dell’ordine c’è anche la necessità e l’intenzione di comunicare all’opinione pubblica che c’è uno Stato capace di reagire che va ad arrestare i terroristi»

C’è chi in questo momento propone la chiusura delle frontiere italiane. Favorevole o contrario?

«Se per chiusura delle frontiere si intende una ulteriore e maggiore azione di controllo che deroghi parzialmente al trattato di Schengen in un periodo emergenziale come quello che stiamo vivendo, penso si possa fare ma non sicuramente la chiusura delle frontiere in senso strutturato, tornando indietro rispetto a quanto stabilito da Schengen»
 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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